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Showing posts from August, 2010

aeroporto

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Io, di madre vedova (modestamente), seconda di quattro, se volevo andare in America a trovare il moroso, dovevo andare a lavorare e guadagnare abbastanza. Ho fatto di tutto: babysitteraggi venerdi' e sabato sera; telefonate al call center, silenziosi pomeriggi all'ufficio del lavoro, a mandare avvisi di non so cosa a liste e liste di gente. Venduto profumi taroccati. Di tutto. Per un moroso, Dan, bellissimo ma assolutamente assente: mai una telefonata, mai una lettera...andavo io nella cabina di via Battistotti Sassi, con le mie monete, a chiamare una volta ogni tanto, che il cuore cominciava a battermi gia' in ascensore. Quando prendo il tunnel da Cambridge per andare all'aeroporto, mi viene sempre in mente quando io e Dan eravamo morosi, e lui doveva portarmi all'aeroporto che la vacanza era finita . Per risparmiare sul biglietto, chiamavo la mia amica Rossella Ferrari Bravo, che lavorava in agenzia viaggi, e la sua creativita' mi portava ...

Pensieri a notte fonda

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Dopo tanti anni, posso finalmente fare un passo indietro e pensare a cosa voglia dire morire. E’ la mancanza di vita, e’ vero. Ma la vita finisce nel momento in cui non c’e’ piu’, nel momento in cui la persona morta non c’e’ davvero piu’. Siamo noi, con I nostri racconti, I nostri ricordi, le fotografie, I libri, gli articoli che lo teniamo in vita. Mio padre, dico. Sono passati tantissimi anni, eppure lui c’e’: la sua presenza, il suo odore, le sue battute ci sono ancora. E’ come una scia di un aereo in cielo, che l’aereo non c’e’ piu’ eppure la sua presenza in qualche modo la si vede. Ecco, la morte di mio padre ha lasciato la frenesia di non farlo moririe, di continuare a ricordarlo, a cercare battute ancora fresche, o una maglietta, un golf, un pacchetto di Merit. E puff, torna tra noi, come per magia. In un certo senso, e’ un sollievo sapere che noi lo faremo sempre, lo ricorderemo e parleremo di lui, e che fortunatamente, ha lasciato un segno anche f...

meditate, gente, meditate

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Emma mi chiedeva per l’ottava volta un panino con la Nutella, Luca voleva che andassi in camera sua a mettergli Fly me to the Moon su Youtube. Sofia chiedeva di andare dai vicini. In quel momento li’ squilla il cellulare. Con una mano sola, schiacciando il tasto con il mento, rispondo. E’ Cristina, una donna, bellissima,  incontrata a Cambridge qualche mese fa tramite il mio amico Byrne. Romana e, come Byrne, medico e agopunturista. Tre figli, due coi capelli rossi e le lentiggini, e una bimba con gli occhi intelligentissimi. Il marito, Davide, splendido. Col suo accento romano un po’ scazzato, e sempre con la battuta pronta. Ma la battuta piu’ interessante, piu’ ridicola. Medico e chirurgo, anche lui. Ha smesso di fare il chirurgo perche’, dice,  e’ un lavoro da stupidi. Ripetitivo, noioso. In effetti lui irradia immediatamente una presenza brillante, che va oltre la magia dell’aprire I corpi di sconosciuti. Comunque, al telefono e’ Cristina, che semb...

lettera a Vinicio Capossela

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Quando ero piccola volevo sposare John MacEnroe. Nonn avevo dubbi, un giorno ci saremmo incontrati e lui, sotto la luna di New York, mi avrebbe baciata e promesso amore eterno. Poi invece non se n’è fatto niente. Io gli avevo anche scritto, e lui, mesi dopo, mi aveva mandato una cartolina col testo scritto a macchina e una firma che chissà se era sua. Adesso invece mi piaci tu, e la tua musica, e le robe che scrivi, la gente che frequenti, e anche a te, come a MacEnroe, scrivo. Ho pensato di dividere questa lettera in liste che descrivono me: chi sono, quello che mi piace, quello che non mi piace, i miei segreti, e poi vediamo. Allora, apriti una bottiglia di vino, versati un bicchiere, e ascolta: Chi sono: Marina Viola, sorella di Serena, la stanga che ti ha riconosciuto al ristorante greco bolognese; Ho 42 anni, ma non sono mai maturata del tutto, per cui ne dimostro meno Ho tre sorelle, una madre ligure, un ricordo di un padre strambo (milanese e milanista...

sono arrivati

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Erano mesi. Anzi, no. Erano anni che aspettavo che Anna arrivasse. Ho tirato tanto con il resto del sorellame e con la mamma per comprale il biglietto per il suo quarantesimo compleanno, a lei e a Edoardo, che quest’anno toccava a lui. Poi e’ arrivata la data, il sedici di agosto poi anche l’ora, all’una e un quarto insieme alla compagnia aerea, cappaelleemme. Via Amsterdam. A me viene in mente Leopardi, il sabato del villaggio, e ogni giorno che si avvicina ho paura di perdermi un po’ della magia del loro arrivo. Poi I dettagli non aiutano: sono segno che il loro arrivo e’ imminente, l’attesa, che e’ la parte piu’ dolorosa e anche piu’ dolce si sta accorciando, e con lei anche la goduria dell’abbraccio di quando esce, stanca e provata, dalla porta automatica dell’aeroporto. E poi oggi il calendario, lo stronzo, lo dice chiaramente: e’ il sedici, l’attesa e’ finita. Preparo la casa come Roma ha preparato l’arrivo del Duce. Non un filo fuori posto, le lenzuola puli...