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Showing posts from September, 2013

Panchine

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L’altro giorno ho notato una cosa che avrei dovuto notare tipo quarant’anni fa: le persone che camminano per strada da sole hanno sempre un’espressione triste, pensierosa. Certo che andare in giro da soli con un sorriso stampato in faccia darebbe l’impressione di essere un po’ ciula, come si dice dalle mia parti, ma tra ciula e triste c’è una gamma di espressioni da cui scegliere, volendo. È che, osservavo l’altro giorno, di indole noi esseri umani siamo sempre un po’ tristi. Ho anche notato come nelle città le panchine vengano usate per un sacco di occasioni. Una volta ho tradotto un libro dall’inglese sulle panchine. Era un testo di architettura, ma mi fece pensare molto. Le diamo per scontate, noi, le panchine, ed invece se potessero parlare, chissà quante storie potrebbero raccontarci. Le panchine posso essere usate per pensare, per riposarsi, per guardarsi attorno e a volte per dormire. Possono essere testimoni del primo bacio di una coppia, con lu...

Viva il lunedì!

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Dicevo ieri a mia madre al telefono: domani si ricomincia la routine. Che a me piace tantissimo. Ho da poco cominciato a uscire tutte le mattine, dal lunedì al venerdì, per andare nel mio studio a lavorare. E mi accorgo che un po’ mi spiace quando arriva venerdì pomeriggio, perché poi durante il finesettimana sono a casa. Lo so, la maggior parte della gente invece è ben contenta. Mi sento un po’ a disagio ammettere invece che io sono, almeno in questo, controcorrente. Alla bellezza di quarantacinque anni, molti dei miei coetanei vanno a lavorare da almeno venti, tutti i santi giorni gli stessi movimenti mattutini, la stessa strada per arrivare allo stesso lavoro, incontrare le stesse persone, fare le stesse battute, fare lo stesso lavoro. La domenica dicono tutti la stessa cosa: che non hanno voglia di svegliarsi l’indomani e ricominciare. Li capisco. Io invece la domenica sera comincio ad assaporare il mio lunedì mattina, che va sempre così. Sv...

Room 319

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Sono andata a letto a mezzanotte, ma mi sono rigirata nel letto almeno per tre ore: ero agitata perché la mattina dopo avrei fatto un mini trasloco in un piccolo ufficio che ho affittato per andarmene un po’ fuori casa a fare le mie cose, tipo scrivere. Sono anni che cerco un’indipendenza accettabile all’interno di una famiglia complessa come la mia, con Luca e i suoi diecimila bisogni, e le ragazze. E Dan, che giustamente vuole la sua parte di me. Ho rotto le palle fino a quando sono riuscita a trovare un posticino a Chalrestown, una pittoresca zona di Boston che sembra si sia fermata agli anni della guerra d’Indipendenza americana: 40 Warren Street, room 319. Venti minuti di bici da casa mia, tutta pista ciclabile e parchi. Solo un ponte da attraversare, appena rifatto per noi ciclisti. Prezzo altino, ma sempre meno che tornare in terapia. Per cui eccomi la notte prima a rigirarmi nel letto e pensare a come avrei riempito questo ufficio: le idee che mi sarebber...