Ho già dato, grazie
Sei anni fa, quando sono entrara in ospedale a Brooklyn, NY per partorire la mia terza figlia, ero tranquilla. Oddio, avevo sempre dentro di me il terrore che anche lei, come suo fratello, avrebbe potuto avere degli handicap. Ero andata da un medico che si occupa di genetica, al mio terzo mese, il quale aveva condiviso con me dei dati abbastanza allarmanti: se si ha un figlio handicappato, si entra automaticamente nella ‘categoria a rischio’. Ero andata con la mia amica Lara all’appuntamento, per sentire le statistiche, per sentirmi chiedere, se la sente di andare avanti con questa gravidanza? Certo, risposi, stringendo la mano della mia amica. Ma poi quel giorno di dicembre quando sentii la prima contrazione, la voglia di conoscere questa mia bimba era talmente forte che quasi mi dimenticai di questa semi remota possibilità. Fu un parto difficile, dovuto anche agli errori dell’ostetrica, che infatti nel momento in cui la testa di Emma era già fuori dalla mia vagina, ...