Electric beer
--> “Let’s go”, mi dice dopo essersi infilata gli occhiali da sole rosa coi brillantini. Emma ieri ha messo due sedie una di fianco all’altra, ha preso tra i suoi giochi una torta finta che è rotonda tipo volante, si è messa la cintura di sicurezza (“ching, ching”). Guida lei. Io per una volta sono seduta al posto dei passeggeri. Ho in braccio le sue bambole, due, una sua figlia e una mia. Andavamo a lavorare, in un posto della sua fantasia che galoppa a una velocità astronomica. Ma poi cambia idea e propone un ristorante. Parcheggia, e poi sul suo letto apparecchia con i suoi piatti finti, i suoi bicchieri finti, le posate, prende un pezzo di carta su cui fa delle righe, che ancora non sa scrivere: il menù. Mi dice, tu sei la cameriera. Va bene, dico, dandole le bambole che lei prende per il collo. “Cosa desidera da bere?”, le chiedo ormai completamente nella parte. Per le bambine un bicchiere di latte, io una birra please. Scrivo su un block notes che mi ha dat...