Ape apina
Dicevo a Giacomo, mio nipote quattordicenne, che ormai ho vissuto tanti anni in Italia quanti negli Stati Uniti. Eppure porca l’oca, ogni volta che vado a Milano riesco sempre ad intruffolarmi nel posto che ho lasciato anni fa. Rientro con una semplicità spaventosa in tutte le dinamiche familiari, quelle di amicizia, quelle della milanese che va a far shopping in centro, ma poi preferisce il mercato del mercoledì. Questa volta anche più del solito. Sono stata, come sempre, in via Sismondi, con mia mamma, e entrando nel portone sono anche rientrata immediatamente nella parte della figlia, che però è come se fosse rimasta intatta a quando, più di vent’anni fa, ho deciso di venir via. Il mio ruolo lì, in via Sismondi, è ancora quello di una ventenne, che vorrebbe essere matura ma poi la mamma le fa da rete di protezione. Mi sono sentita dire di non andare fuori senza calze che fa freddo; che la giacca jeans è troppo leggera; come fai ad andare in giro a piedi nudi: sei p...