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Siamo io e te, papà

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Come tutte le cose che poi rimangono, l’idea è nata da una seduta in uno studio di terapia di una palazzina assolutamente anonima vicino a Cambridge. Nel Massachusetts. Negli States. Lei ascoltava quello che avevo da dire del mio passato ingombrante, sfociato in un presente diverso e difficile, e aspettava un momento mio di pausa per dirmi la fatidica frase: guarda al futuro, basta con questo passato. Se proprio lo vuoi sviscerare, scrivi, visto che ti piace così tanto. L’ho presa come sfida, e ho chiamato il Giorgio Terruzzi, per dirgli, insegnami a scrivere un libro, adesso, al telefono. Lui, con la sua pazienza e la sua parlata che da far ridere diventa seria da una parola all’altra, ha cominciato a aiutarmi. E così, ben due anni fa, mi sono seduta alla scrivania che mio padre mi aveva regalato per un compleanno anni e anni fa, e ho cominciato a scrivere. Scrivevo, piangevo e mandavo a Giorgio, che mi diceva, dirigeva, commentava, insegnava. A volte anche lui, ha am...