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Showing posts from August, 2026

Tra Michelangelo e le meatballs

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L’altra sera, io e Dan siamo andati a cena al Dream Away, uno dei pochissimi ristoranti di Becket. Il Dream Away, però, è diverso da tutti gli altri. Negli anni Trenta era un casino. Sì, senza l’accento. Era in mano a Mama Frasca, una donna albanese che gestiva il tutto.  È una casa di legno molto bella: al piano di sotto ci sono due saloni e di sopra le camere. Poi, anni dopo, è stata trasformata in un ristorante senza però cambiare quasi nulla: sulla destra c’è la music room, dove i musicisti fanno i loro concerti in cambio di una cena, e a sinistra, oltre il bancone del bar, c’è una sala da pranzo. Tavoli uno diverso dall’altro, posate, piatti, tovaglie e sedie diverse: una scelta che rende perfettamente l’idea di un posto raffinato e allo stesso tempo un po’ hippie. Il Dream Away è frequentato soprattutto dai turisti cittadini di New York e Boston: è decisamente troppo caro per la maggior parte della popolazione beckettiana. È un po’ da fighetti radical chic, diciamocelo....

Fascisti compagni

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Ho ascoltato su Repubblica l’intervento di Alice De André sulla presenza di Matteo Salvini, in prima fila, al concerto annuale dedicato a suo nonno all’Agnata, quella che era casa sua. «Cosa capisce lui della musica di De André?», si chiede giustamente. E continua ricordando — ma come si può dimenticare? — che le idee dei due erano diverse anzi, che erano "diametralmente diverse è un eufemismo". Racconta che, a un certo punto, una ragazza del pubblico si è alzata per contestare la presenza del vicepremier e che lui si è sentito indignato per tante polemiche, che ha definito fuori luogo. «Una ragazza che contesta un politico a un concerto di De André non è fuori luogo. È forse una delle cose più coerenti che siano successe durante tutta la serata». Capisco perfettamente l’arrabbiatura di Alice. In una situazione ben diversa, ma con parecchi elementi in comune, è successo qualcosa di simile anche alla mia famiglia. Per la ricorrenza dei 45 ann...

Ciao, Francesco

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Gli occhiali lasciati sul libro.  La Settimana Enigmistica fresca fresca del giovedì lasciata sul tavolo della cucina.  Le scarpe vicino alla porta dall’ultima passeggiata.  Il pacchetto di sigarette quasi pieno, il portacenere e l’accendino poco più in là.  Il telecomando.  La camicia lasciata sulla sedia.  Lo spazzolino sul lavabo.  Sono queste piccole cose che restano, quando una persona vola via.  Oggetti quotidiani a cui non abbiamo mai dato peso che rimangono lì, a mezz’aria, cose che avevamo deciso di fare stasera, domani senza sapere che domani poi non viene.  Ricordo che quando morì mio padre, mia madre volle tenere il pacchetto di Merit nella tasca della giacca, quella che ho io appesa di sopra. Quando è morta lei, mi avevano fatto impressione la sua borsa e la sua giacca appese automaticamente al rientro, senza pensare che sarebbe stata l’ultima volta a essere usate.  E così immagino la casa di Francesco Gu...