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Showing posts from February, 2016

A proposito di privilegi

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Dopo aver accompagnato la classe di Emma, una terza elementare, al museo di storia naturale, martedì mattina, sono tornata a casa stravolta. Faccio fatica, lo ammetto, a stare con 17 bambini superagitati in un ambiente pieno di scheletri e di serpenti sotto spirito, per non parlare del viaggio in pulmino, che mi fa venire una nausea indescrivibile. Sono arrivata a casa che era mezzogiorno passato. Sono riuscita a lavorare un quarto d’ora, prima che la scuola di Emma chiamasse per dirmi che aveva 38 di febbre. Ho chiuso il computer, e ancora con la nausea del pulmino e con un rinnovato giramento di coglioni, sono andata a prenderla. Due giorni di febbre, per lei e di prigionia per me, che non ho potuto far molto: abbiamo giocato a cose, città (ho vinto io: vinco sempre io), abbiamo giocato a Shanghai (ha vinto lei, perché ha barato), abbiamo letto, abbiamo chiacchierato, abbiamo fatto dei gran disegni e un bigliettino di auguri per il nostro vicino, Ray, che ieri ha c...

Dalla parte di Spinoza (viva Ezio Bosso!)

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Per la prima volta da quando avevo otto anni, ieri sera ho guardato il Festival di Sanremo (che, ho scoperto da poco, si scrive tutto attaccato). L’ho fatto perché Prugna, pagina di satira con cui collaboro, ha chiesto di mandare live commenti e battute. Abbiamo, io e un’altra ventina di persone, mandato a raffica battute, alcune bellissime, alcune meno belle e devo dire che mi sono divertita moltissimo. È un ottimo esercizio, perché in pochi secondi bisogna stabilire cosa dire e come dirla. Non è facile, e sto ancora imparando. Emma, mia figlia di nove anni, era seduta accanto a me, perché ieri si è finta malata e invece di andare a scuola si è appiccicata a me. Le avevo detto che per ‘lavoro’ dovevo guardare questa trasmissione e prendere un po’ in giro i cantanti. Intanto le battute che scrivevano gli altri di Prugna su Patti Pravo, su Ramazzotti, su Garko, sulla Kidman arrivavano sul mio schermo ad una velocità pazzesca, difficile a volte stargli dietro. Poi è ...

Sul potere della chimica

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Dopo più di nove anni, a marzo dell’anno scorso ho deciso di smettere di prendere l’anti depressivo. Mi sentivo, all’alba dell’uscita del mio secondo libro, molto più forte di allora, quando avevo iniziato a prenderlo. Sì, perché nove anni fa anni facevo davvero una vita diversa. Avevo da qualche mese partorito Emma, la mia terza figlia, e stavo per laurearmi; avevamo deciso di traslocare a Cambridge, dopo otto anni bellissimi di Brooklyn, e avevo non solo Luca e Sofia, ma anche Emma da allattare ogni due per tre, gli scatoloni da fare e gli ultimi esami da dare. In più c’era da vendere casa lì cercare casa qui, trovare le scuole per i bambini, organizzare i servizi per Luca. Dan doveva cercare lavoro. Insomma, un periodo difficilissimo. Trovammo un piccolo appartamento a Cambridge, all’inizio da affittare ma poi da comprare, e vendemmo la maggior parte dei nostri mobili che non ci sarebbero stati. Svuotammo finalmente gli scatoloni e dopo un mese esatto ci fu dett...

Viola chi?

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Quando mi sono sposata la prima volta avevo 22 anni. Avevo deciso di seguire Dan negli Stati Uniti dopo un anno passato insieme a Milano, disastroso in tutti i sensi. Non avevo né un visto né la più pallida idea di cosa fare una volta sbarcata dall’altra parte dell’oceano. Fortunatamente, però,   avevo un po’ di soldi per cui riuscii ad ottenere un visto da studentessa e frequentare una piccola università nel New Jersey, vicino alla Rutgers University, che Dan aveva deciso di frequentare per ottenere un dottorato in letteratura italiana. Non mi sarei mai immaginata che Dan mi avrebbe voluto nella sua vita, e infatti non mi ricordo neanche che lui me lo abbia mai chiesto. Gli è stata imposta, la mia presenza. Da me, che ero follemente innamorata, di quegli amori che squarciano il cuore, che divorano la dignità e che spingono a fare follie. Avevamo trovato un piccolo appartamento in una casa di legno nel centro di un paesino, Highland Park. I nostri v...