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Showing posts from January, 2018

Quando ti arriva addosso quella roba lì

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Venerdì, dopo tante discussioni, Emma è rimasta a Cambridge, a casa della sua amica Cece, per cui a Becket ci saremmo andati solo io, Dan e Luca. Verso le sei siamo andati a fare la spesa da Whole Foods, il supermercato vicino a casa che ha anche un angolo con dei tavoli per poter mangiare, e dopo la spesa e una cena veloce, siamo finalmente partiti. Avevo, mesi prima, creato una playlist su Spotify con tutte le canzoni preferite di Luca, che abbiamo ascoltato durante le due ore di viaggio. Arrivati a Becket, abbiamo acceso il camino, il riscaldamento, abbiamo messo via la spesa e ci siamo finalmente seduti a chiacchierare mentre Luca ascoltava per la decimillesima volta Berta Filava, ma fortunatamente in camera sua, con la porta chiusa. Eravamo contenti perché il giorno dopo sarebbe venuta a trovarci la mia cara amica Martina. Ci siamo conosciute a Brooklyn tanti anni fa, quando Sofia e sul figlio Konrad avevano cinque anni e erano diventati migliori amici. Martina...

Ho ritrovato i miei addominali!

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Metti che era il 5 gennaio, o una qualsiasi mattina dopo le feste, solitaria e fredda. Mentre ero nuda davanti al lavandino e aspettavo che l’acqua della doccia si scaldasse, mi sono finalmente fatta coraggio e mi sono pesata. La bilancia, che di solito non mi parla, ha detto, con quel tono  inconfondibile delle bilance deluse: “VERGOGNATI!”. Sono ingrassata di tipo tre chili, che per una già di dieci chili in sovrappeso è  un aumento devastante. Proprio mentre mi lasciavo travolgere da pensieri di profonda depressione e di ansia che mi spingevano a dirmi a voce alta: “Già sono vecchietta e bruttina. Adesso pure obesa! Da oggi mi faccio morire di fame”, squilla il telefono ed è  la mia amica Cristina che mi annuncia: “Se non mi iscrivo in palestra, mi atrofizzo…Andiamo insieme?”. Anni fa, dopo che mi vennero i primi attacchi d’ansia, cominciai ad andare in palestra tutte le mattine, e infatti dopo qualche mese mi sentivo già meglio. Più stavo bene più a...

Come diventare stronza in dieci sedute

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Sono un po’ di settimane che il martedì mattina lo dedico a Mollie, o meglio che Mollie lo dedica a me. È una psicoterapista dal viso dolce e irlandese e dalle camicette sempre strepitose, che giura che i miei sono problemi risolvibili e che basta un po’ di buona volontà e una vacanza da sola qua e là.  Beh, martedì scorso parlavamo della mia incapacità di dire di no, anche quando non mi va di fare qualcosa, e della mia paura che un mio rifiuto provochi a chi lo riceve  amarezza, antipatia  e infine profondo disprezzo nei miei confronti.  Mi rendo conto, le dicevo, che è un problema che mi ritrovo davanti ogni giorno, e che mi irrita profondamente. Per esempio, i miei pomeriggi, quando Emma è già tornata da scuola e sta in camera sua, a fare i compiti o a ascoltare le sue canzoni o a leggere, e Luca se ne sta nella sua di stanza, potrebbero essere dedicati al mio lavoro. Dopo tutto, alle quattro arriva la terapista, che lavora con Luca non so...