Buone cose (non a voi, dico)
Eccoci ancora una volta qui, a farci gli auguri di Natale e di buon Anno. Mi fa sempre sentire un po’ in colpa questa cosa qui dell’augurare buone cose a persone, come me, che di buone cose ne hanno da vendere. Non per fare del moralismo inutile, ma davvero: con un buon prosecco fresco fresco, con il panettone fatto da Gattullo che costa un occhio della testa, nella nostra casa con il camino acceso, il parquet bello, tutti i gadget possibili e immaginabili e l’albero con le lucine e mille regali, farsi gli auguri di cose buone è sprecato. No? Penso, anche se vivo lontano dall’Italia, che ha più senso porgere i miei più sentiti auguri ai milioni di giovani disoccupati, che fanno fatica ad andare avanti e a lasciare la casa dei genitori perché, semplicemente, non ci sono opportunità. Persone qualificate, laureate, intelligenti e obbligate, come nel dopoguerra, ad affrontare un futuro all’estero, lontano da tutto e da tutti. In vent’anni di America, non ho mai conosciuto così tanti...