Posts

Showing posts from June, 2011

Petra

Ieri ho portato Petra dal veterinario, perchè erano ormai mesi che scagazzava dappertutto. Dopo tutto, la gatta aveva vent’anni. Vent’anni fa, io e Dan abitavamo nel New Jersey, la nostra prima casa. Era una bella casa: blu, tutta di legno, con il parquet e il giardinetto davanti. Durante il giorno, io e Dan, giovani magri e belli, andavamo a scuola, e la sera mangiavamo e bevevamo con i nostri amici. Un giorno abbiamo deciso di prendere dei gatti. La sorella di Dan, Claudia, e suo marito Matt conoscevano qualcuno la cui gatta aveva appena fatto una cucciolata. Dopo un’ora e mezza di viaggio, arriviamo a casa dell’amico, con tutti sti gattini in giro, uno più bello dell’altro. Io ne scelgo uno, grasso e dolce, e Dan ne sceglie una, bellissima. Samantha (Sam) e Jake diventano per noi quasi dei bambini: li adoravamo. Ogni cosa buffa che facevano la raccontavamo a tutti. Dormivano nel lettone. Erano felici e viziati. Poi qualche anno dopo, una sera, durante una festa, ci accorgiamo ...

Pensieri notturni

Image
Mio padre. Anzi, il mio papà. Me lo sento così distante. Come se io non avessi fatto parte per niente della sua vita. Quando sento parlare di lui, non ne sento mai parlare nel suo ruolo di padre, per cui diventa una figura lontana, quasi un sogno, un’illusione. Il mio papà, e adesso un pò mo gaso, il mio papà era una persona assolutamente unica, geniale. Ha aperto porte, senza limiti. Ha fatto dei suoi difetti dei pregi. Ha osato, davanti a mamma Rai,  dire cose che prima non si osavano neanche pensare. Ha usato la sua macchina per scrivere come strumento per abbassare persone considerate miti dal resto d’Italia a esseri umani e a volte quasi mediocri. Ha trasformato la sua passione per i cavalli, tramandata da generazioni di Viola, come un'opportunità per spiegarci una cultura ricca, antica, con il suo linguaggio e i suoi personaggi. Ha imparato a osservare, semplicemente raccontare dei mondi che non appartengono alla vita della gente normale, come n...

Senz'apostrofo

Diciottanni. Senza neanche l’apostrofo perchè a dicottanni si può, ostia. Roba che neanche i miei genitori, per motivi ovvi, sono arrivati. Diciottanni che sono sposata. Il matrimonio è stato tutta colpa mia, come quasi ogni volta. È che ero qui senza neanche un visto, e vivevo con lui da ormai un anno e mezzo. Bene. Dico, eravamo una coppia quasi perfetta: un miliardo di amici, il teatro, la scuola, la mia arte, le feste, le serate al bar Budapest, che a noi e a alcuni (pochi) vecchietti sembrava l’Eden. Insomma, senza visto si parte, si torna dalla mamma. E si lascia un amore enorme e una vita si, lontana dalle sorelle, dal Giorgio, da Milena e Bruno, dalla via Lomellina; ma anche una vita finalmente mia. Anzi di più. Nostra. L’unica ancora di salvezza era sposarci, nel senso di decidere di stare insieme per sempre, o quasi. Io non avevo dubbi. Certo che avrei voluto stare con lui per il resto della mia vita. Spiego Dan, anche se so è impossibile: bello, anzi no, bellissimo. Tr...

Il silenzioso mondo dei vulnerabili

Me lo aveva detto, con il suo sorriso sempre pronto, e i suoi occhiali tipo architetto. Lo aveva detto mentre eravamo, ancora una volta, attorno al tavolo rotondo della scuola di Luca. Ben, che è a capo delle decisioni da prendere per quanto riguarda l’iter terapeutico scolastico di Luca, aveva detto che se ne sarebbe occupato lui di quella roba lì. Che potrei stare qui a spiegare di cosa parlo, ma comunque sia, quello che viene fuori da questa e da altre mille storie simili è sempre la stessa cosa. La vulnerabilità di Luca è talmente ovvia, che quasi viene la tentazione di dire che si fanno le cose, o che si sono fatte. Tanto lui mai verrà a dirmi se è vero o no. Quello che mi fa venire la nausea da ansia è il fatto che Luca sia tutto il giorno, dodici mesi l'anno nelle mani di altri. Gente che dice di avere a cuore Luca, di usare tutte le energie per fare in modo che lui faccia, migliori, impari. Ma l’unica cosa che io ho in tasca è la loro parola. La mia fiducia titubante....