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Showing posts from December, 2011

James Taylor e Timberland

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Oggi si va, niente scuse. Sono giorni che lo dico, ma oggi non voglio sentir palle: bisogna comprare un nuovo paio di scarpe a Luca, che quelle che ha sono vecchie, e sono ormai mesi che si mastica i lacci. Oggi si va, punto e basta. Dan cerca di trovare scuse, ma lo distruggo con uno sguardo dietro la tazza di Illy.  Lo so, andare con Luca a fare shopping di solito è un incubo, ma prima o poi bisogna pur farlo. Dan accenna a una danza goffa per sdrammatizzare. Ok, ok, andiamo… La parte più difficile è convincere Luca a lasciare il suo Ipad, il suo computer, il suo letto, la sua stanza, il suo mondo per uscire e affrontare un mondo che lui non capisce per fare una roba di cui a lui non gliene frega niente, al freddo del trenta di dicembre in New England. Lui vivrebbe sul letto, ciucciandosi la sua calza: come un disk jockey perfetto, da una parte ascolta la musica della colonna sonora del film Oh Brother Where Art Thou , dei fratelli Cohen, e dall’altra ha il vi...

Roba minima

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 È venuto fuori che le canzoni di Jannacci le può cantare solo Jannacci, perché non è una roba di cantare, è una roba di metterci quella roba lì che c’ha solo lui. Come cercare di imitare Charlie Chaplin, o Tow Waits, o Robert de Niro: non viene. È venuto fuori che è un genio. Ma non un genio come si dice di robe normali. Un genio. Vero. È venuto fuori che io sono qui a portar fuori i cani con ‘sti americani intorno che mi dicono it’s allright e a me mi viene da dire, allright che cosa, pirla. Perché io la gente come te la conosco, allright di merda. Parlo di malinconia. È venuto fuori che sono tutti diventati vecchietti: Fo, Cochi, Renato, Boldi, Teocoli, Vanoni, Vecchioni. Eppure sono di quella scuola che poi quando non ci sono più loro sarà dura provare a ricrearla. Perché sono le loro facce, i loro movimenti, le loro mani che rendono l’idea. È venuto fuori che per tutta la sera non ho fatto altro che immaginarmi come sarebbe stato mio padre, da vecchietto, come...

La palestra può aspettare

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Sono già le undici e un quarto, ma ho fatto tutto, o quasi: letti (tranne il mio), messo in ordine, mi sono pesata (aumentata di mezzo chilo), fatta la doccia, incremata, vestita. In onore del mio nuovo amico (il mezzo chilo) mi sono addirittura messa la gonna, così che anche lui si può far notare in giro. La palestra per oggi può aspettare, ci sono cose più importanti da fare. Come sputtanare un amico, per esempio. Amico, poi, per dire. Dopo il mio caffé stamattina ho sentito Serena che mi fa, “Hai visto il Corriere?” Io non lo leggo proprio, il Corriere e lei neanche. Ma qualcuno le ha detto dell’articolo uscito oggi: intervista al grande Enzo Jannacci, che parla del libro (coccodrillo?) appena uscito di suo figlio, e della sua genialità. E dei suoi amici, appunto. Quelli andati e quelli ancora qui. Delle sue canzoni, e tra le altre cose, del suo regalo a Mario Monicelli, che invece l’Enzo il regalo lo ha ricevuto lui quella volta lì. Da mio padre. Apro una lunga p...