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Showing posts from August, 2018

Miracolo!

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Avere un figlio disabile non è brutto solo perché si pensa al futuro del figlio, alla fatica fisica ed emotiva, ma anche perché lo si vive come profondo fallimento, come a dire che io non sono neanche capace di fare un figlio normale. Avere un figlio autistico non è una vittoria. È una sconfitta. È, tra le altre, la paura di essere giudicati, discriminati. Sfigati.  Da compatire.  Da dire “io al posto tuo non ce la farei”, come se noi ce la facessimo. Amico, anch’io se fossi dalla tua parte, ti direi che “io al posto tuo non ce la farei”, perché lo sappiamo tutti che non ce la fa nessuno. Per esempio, il mio vero incubo è morire. Lo so, per tutti. Ma gli altri non avranno lasciato indietro una persona assolutamente emarginata, dipendente dagli altri, vulnerabile e con un bassissimo quoziente intellettivo in mano a sconosciuti.   Noi sì, perché qualcosa di fisiologico è andato male prima o durante la gravidanza. Perché il nostro corpo no...

Che brutta, la morte

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Che brutta, la morte. La morte è un telefono che non squillerà più. Mai più. È il tentativo goffo e costante di captare ancora un solo cenno, un sorriso. La morte diventa silenzio in sala, la sera tardi. Niente più chiacchiere fatte sottovoce per non disturbare, niente più confessioni, niente più risate. La morte è l’inizio di una vita fatta solo di ricordi, è un vuoto enorme dentro, incolmabile, difficile da guardare negli occhi. La morte è fotografie appese al muro che con il tempo ingialliscono, come ingiallisce l’anima. La morte è rimorso di non aver fatto le domande che si volevano fare, di non poter più sapere, scoprire. Ora c’è solo silenzio. La morte è il vestito buttato sulla sedia prima di andare a letto l’ultima volta, che rimane lì per sempre. È lo spazzolino da denti che non sarà mai più usato, è il latte in frigorifero che scade da solo, le pantofole vicino al letto che aspettano invano di essere indossate, il bucato degli ultimi ve...