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Showing posts from March, 2014

Lettera a Enzo

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Oggi, a un anno dalla morte di Enzo, rileggevo una lettera che gli avevo scritto, che lo aveva colpito e commosso.  Mi sembra ancora impossibile che non ci sia più. Cambridge, 11 Agosto, 2010 Carissimo, so, ho saputo, e ti penso. Ti penso perché tu sei uno zio strano. Sei stato l’amico del cuore di mio papà, sei cresciuto con mia mamma, le mie due zie, sei il padrino di mia sorella. Sei un personaggio pubblico, amato tantissimo. Copiato. Ammirato. Hai distrutto barriere. Sociali, politiche, regionali, artistiche. Eppure tu non sai chi sono io e io non so chi sei tu. Venivi da noi spesso. Ci baciavi, ci sorridevi con quel sorriso lì aperto, bellissimo. Chiudevi la porta dell’ascensore dietro a te, e con infinita naturalezza entravi nel mio mondo. Nel mondo della Franchina, nel mondo di Peppi, nel mondo delle bambine, del cane pazzo. Entravi, e tutto era assolutamente normale, familiare. Eppure non sai di me. Cioé, non è vero. Sai che sono...

Acido muriatico

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Sono pianti solitari e disperati quelli che mi faccio in macchina ogni volta che torno da un incontro in cui si discute di Luca, del suo presente e del suo futuro. Le lacrime vengono giù da sole, e sulle guance bruciano come acido muriatico.  Ci metto dentro tutto, nei miei pensieri che arrivano senza preavviso e che viaggiano più veloci del paesaggio proposto dai finestrini: la delusione di avere per tanto tempo voluto un figlio e poi essere qui con un figlio che non avrei voluto; il senso di colpa di avere questi pensieri; il viso di Luca stamattina che si è spaccato in un sorriso immenso quando mi ha visto scendere le scale, in pigiama e spettinata; l’odio per tutte le persone che non hanno mai pianto per un dolore così profondo, che anche se spiego non si capisce; quello, ancora più violento, per le persone che hanno i figli normali e non si sono mai soffermati a ringraziare dio e la madonna, e che prendono il loro essere normali per scontato; il bisogno di un ab...

Un mondo migliore

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Io il mio bambino lo volevo bello, intelligente e spiritoso. Per il resto mi importava poco. Me lo sono portato dappertutto per nove mesi, lui nel suo liquido amniotico e io nella mia certezza che il mio sarebbe stato un viaggio normale, come normali sono i bambini che giocano ai giardinetti e che imparano le tabelline. Venne fuori dal mio corpo che era bruttino: tutto rosso, con la testa a cono. Eppure era ancora più bello di quello che la mia fantasia aveva finora proposto. Poi quattro mesi bellissimi, con un figlio bravo, pacato, che dormiva tredici ore a notte, allattava bene e via. C’era solo una cosa: non sorrideva, non ci guardava. La dottoressa allarmata ci mandò a fare degli esami, mentre la mia immagine di famigliola normale cominciava a far crepe. E poi, una settimana prima del suo primo compleanno, BUM: sindrome di Down, ma di quelle rare, che a prima vista non si vedono, dove solo parte delle cellule hanno un cromosomo in più. Mosaicismo. Lo chiamano così qu...

Quote Rosa a parte

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Sapete cosa sono i Ted Talks? Non so se ci siano in Italia, ma sono delle mini lezioni di vita, se si può dire così, fatte da personaggi di successo che spiegano come loro hanno affrontato alcuni passaggi della loro vita, sia privata che professionale. Sono sempre molto evocativi, e incoraggio tutti voi ad ascoltarne qualcuno. Oggi ho ascoltato 17 minuti di discorso di Anne-Marie Slaughter , la prima donna ad avere avuto un ruolo essenziale nel governo della prima presidenza di Obama. Una donna di grande successo, docente di Harvard e poi capo dipartimento della Princeton Unversity, quella di Einstein, per dire, anche lì prima donna ad avere quel ruolo. Insomma, non esattamente come la signora Maria, che era la signora che veniva ad aiutare mia mamma nelle pulizie e che di lavoro aveva fatto solo la mondina, da quando aveva otto anni. Racconta, la professoressa Slaughter, che alla fine del suo primo mandato le era stato proposto di continuare a lavorare a Washington, m...

Sesso e otto marzo

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L’Otto marzo ormai è diventata una festa come san Valentino: automaticamente gli uomini ti comprano la mimosa, strapagandola, e finisce lì. Peccato. Perché a voler vedere ce ne sarebbero di fatti da studiare, discussioni da intavolare, insegnamenti da dare, o da ricevere. Io spesso approffitto per l’arrivo dell’Otto marzo per andarmi a rivedere come sono migliorati o peggiorati alcuni aspetti della condizione delle donne nel mondo. Quest’anno ho scoperto dal sito www.dosomething.org, per esempio, che ogni 90 secondi, una donna muore durante la gravidanza o il parto: molte di queste morti sono prevenibili, o che il 50% della popolazione mondiale è donna, ma solo il 20% delle persone nei parlamenti mondiali lo sono, o che il 70% della popolazione mondiale che vive con meno di un dollaro al giorno è donna. Le donne guadagnano il 31% in meno degli uomini, e non esiste Paese al mondo in cui gli stipendi delle donne sono uguali a quegli degli uomini. Certo, penso per conso...

Due anni senza Dalla

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Sono passati già due anni da quando è morto Lucio Dalla, e io sono ancora qui con il magone. Due anni in fondo sono anche pochi per il mio modo di metabolizzare la morte: se penso che dopo trentuno sono ancora qui che non mi capacito che un ictus abbia ucciso mio padre. Alla Rai, poi. In questi due anni mi sono successe tante cose, tra cui il fatto che sia andata a Bologna almeno un paio di volte, che abbia conosciuto delle belle persone che parlano con la stessa zeta strana di Dalla e che ti ascoltano con quel sorriso lì un po’ da prenderti in giro, ma che da un momento all’altro diventa serio. Ho sentito l’odore sotto i portici che sentiva lui, sono quasi scivolata, come sicuramente è capitato a lui due milioni di volte, su quei pavimenti di marmo, eleganti e micidiali. Ho respirato come lui quell’aria emiliana, inconfondibile, in bilico fra campagna e città. Mia sorella Serena abita a Bologna da tanti anni, e quando sono andata a trovarla e sono uscita d...