Lettera a Enzo
Oggi, a un anno dalla morte di Enzo, rileggevo una lettera che gli avevo scritto, che lo aveva colpito e commosso. Mi sembra ancora impossibile che non ci sia più. Cambridge, 11 Agosto, 2010 Carissimo, so, ho saputo, e ti penso. Ti penso perché tu sei uno zio strano. Sei stato l’amico del cuore di mio papà, sei cresciuto con mia mamma, le mie due zie, sei il padrino di mia sorella. Sei un personaggio pubblico, amato tantissimo. Copiato. Ammirato. Hai distrutto barriere. Sociali, politiche, regionali, artistiche. Eppure tu non sai chi sono io e io non so chi sei tu. Venivi da noi spesso. Ci baciavi, ci sorridevi con quel sorriso lì aperto, bellissimo. Chiudevi la porta dell’ascensore dietro a te, e con infinita naturalezza entravi nel mio mondo. Nel mondo della Franchina, nel mondo di Peppi, nel mondo delle bambine, del cane pazzo. Entravi, e tutto era assolutamente normale, familiare. Eppure non sai di me. Cioé, non è vero. Sai che sono...