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Showing posts from April, 2023

Io sto male (cit. Vasco Rossi)

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  Mi è capitato anche in passato di trovarmi con le ginocchia per terra, a implorare una tregua, una pausa al dolore atroce della disperazione. Quello che invece non mi è mai capitato è diventare emotivamente incontinente, non riuscire ad aggiungere una briciola in più da sopportare, perché lo sforzo di trovare un equilibrio dove equilibrio non c’è è già di per sé estremamente arduo. Sono come immortalata in un’immagine di contadini asiatici, che portano sulle spalle dei lunghi manici di legno su cui appendono i cestini pieni del raccolto. Basta aggiungere una mela in più da una parte, e destabilizza tutto.     Ecco, qualcuno ha appena buttato una briciola in uno dei miei cestini, e adesso tutto il raccolto è sparpagliato per terra e non ho la forza di raccogliere nulla, non ho la forza di bilanciare più niente. Adesso sono per terra, a carponi, nel tentativo di cercare ordine in un disordine che mi schiaccia. E divento emotivamente incontinente. Invece di raccogliere il ...

Un oggetto che ci manca: Marina Morpurgo

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      (foto rubata da Internet senza alcun senso di colpa) Ne sentirò la mancanza, come si sente la mancanza di quegli oggetti scomodi e potenzialmente dannosi che però ci ricordano i tempi gloriosi e onnipotenti della pre adolescenza.  Oggi quando vedo uno ski lift mi commuovo, una reliquia sopravvissuta alla necessità di eliminarli a uno a uno, perché lo sciatore moderno deve stare seduto su una seggiovia e soprattutto non essere esposto al rischio di perdere il piattello o l’equilibrio, e di cadere con grave pericolo per quelli che stanno salendo dietro di lui.  Quindi, con le natiche al sicuro su un impianto di risalita non più preistorico, rimpiango i tempi in cui dopo aver affrontato una coda interminabile perché lo ski lift era lento, mi aggrappavo al bastone come a un’ancora di salvezza, sperando di raggiungere indenne il gabbiotto a monte, senza che il piattello mi sollevasse per aria facendomi ruotare e cadere, senza che uno sciatore caduto davanti mi ...

Un oggetto che ci manca: Fabrizio Ravelli

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Sono abbastanza vecchio per ricordarmi quando nei giornali c'erano le macchine da scrivere, e i computer erano di là da venire. Si dice macchina per scrivere, a voler essere a modo, ma l'abbiamo sempre chiamata da scrivere. A Repubblica, agli anni inizi cioè anni '70, avevamo delle Olivetti Studio 46: azzurre, robuste, una via di mezzo fra le portatili e quelle da ufficio, e da portare in giro parecchio pesanti. Belle macchine, si potevano alzare in verticale per fare spazio sulla scrivania. Quando c'erano le macchine da scrivere, e tutti scrivevamo alla stessa ora, in redazione c'era un casino pazzesco. Che bello, una musica. Vale la frase di Gianni Mura, che ha resistito tenacemente con la sua Lettera 32 battezzata “Martine”: in una sala stampa affollata una giornalista gli chiese se non pensava che il suo mitragliare potesse dar fastidio agli altri. “Siete voi che date fastidio a me col vostro silenzio”. E infatti ci si abituava, anzi ci   si affezionava al rumor...

Un oggetto che ci manca - Federico Bernocchi

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Uff, ma tu non sai quante cose mi mancano. Un sacco di cose, mi mancano. Tipo: mi manca quella manovella che c’era a sinistra del volante della mia prima macchina, la Polo rossa che aveva smesso mia madre, di cui bizzarramente ricordo ancora la targa a memoria. Non ci credi? Guarda, così, a freddo, senza guardare da nessuna parte, non c’è trucco e non c’è inganno: MI40915X. Boom! Una manovella che dovevi tirare prima di accendere la macchina. Non so perché, eh? Me l’aveva detto mio padre: se fa freddo, basta che tiri l’aria. Mi piaceva molto quella manovella lì. Dava un che di valvolare alla macchina, come le vecchie casse dell’impianto Hi-Fi dei miei genitori, quello che tenevano in sala e che, boh, secondo me non usavano mai. Meno male che l’ho usato io a strafare. Le casse erano valvolari e ci mettevano un po’ ad accendersi. Esattamente come la Polo rossa. Le casse facevano un rumore un po’ più carino, ma secondo me il concetto è un po’ lo stesso.  Poi, vediamo, cosa mi manca? M...

Un oggetto che ci manca - Giorgio Terruzzi

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Ho chiesto ad alcuni amici di scegliere un oggetto che non c'è più e che a loro manca.  Buona lettura! Non so nemmeno dove sia finita. L’ultima volta che l’ho usata avevo una età più consona alla reazione, al giudizio sommario, alla presunzione di continuare a combattere per vincere qualcosa: un boero, una conferma, un ottimismo futurista. Scherzi dell’ideologia, si capisce. Dell’insofferenza, ecco. Tutta roba inutile. Come la rabbia. Intuisci, prima o poi e per fortuna, che da te viene, si alimenta, non da altri, da modi e toni insopportabili quanto la tua lentezza, la tua vecchiaia, la tua indisposizione. Talvolta, lo ammetto, sono stato tentato di riattivarla. Scandalizzato dall’arroganza del potere, della ricchezza, dell’indifferenza. Inorridito da ben altra violenza, sbalordito dalla pochezza. Povertà dell’anima, di una visione, di un altruismo di fronte alla povertà altrui, alla sofferenza altrui. Mi sono detto, fai meglio, fai da solo. Il conforto, alla fine, viene da piccol...

Qualcuno la chiamava gabina

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  Sono stata ragazza nel periodo storico in cui non esistevano i telefonini e neanche Internet. Chi voleva fare una telefonata negli Stati Uniti e non poteva farla a casa perché la mamma l’avrebbe ammazzata, andava in una cabina telefonica.  Qualcuno la chiamava gabina.    Avevo vent’anni ed ero tornata da poco a Milano. Avevo passato un anno a Amherst, un paesino molto piccolo a due ore a ovest da Boston, dove avevo trovato l’amore della mia vita. Guarda te se dovevo andare fino a lì per trovare la persona nata per essere amato follemente da me.   Giacca di pelle nera un po’ rovinata come tutte le giacche di pelle nera come si devono, jeans neri e affusolati che nascondevano due gambe che le sorelle Kessler ma spostatevi proprio, capelli neri, tutti un ricciolo, ma un po’ lunghi, quindi tutto un boccolo. Stivali come potrebbe averli Bruce Springsteen, anche loro rovinati, ma nel modo giusto. Apre la porta di un appartamento pieno di gente del cazzo, ubriaca che...