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Showing posts from February, 2017

Malinconie in treno

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La mia vita a volte sembra un po' come il viaggio in treno Bologna-Firenze: fuori un paesaggio della madoona, di quelli dei quadri rinascimentali con le colline nella nebbiolina, i cascinali antichi, i campi infiniti, che però non puoi vedere per via che ogni due minuti c'è una galleria.  (Non c'entra comunque assolutamente con quello che voglio scrivere, però, dai, è un inizio figo, no?). Ieri sera sono arrivata al teatro di Bologna con mia mamma, le mie sorelle e mia figlia di dieci anni. Abbiamo incontrato un po' di amici, quelle sere che arrivi e saluti entusiasta, abbracci persone che non vedi da tempo, vai a cercare il posto e fai due battute prima che abbassino le luci di sala. Come se fossi andata a vedere uno spettacolo qualunque. Come se tutta quella cosa non toccasse me.  Non avevo messo in conto l'impatto, come sempre d'altronde. A volte forse è meglio così. Ci si salvaguardia dalle mattine dopo come questa, gonfie di malinco...

Frode fiscale? No grazie!

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Ieri era tutto chiuso perché si aspettava una grande nevicata. Tutto tranne il mio dentista, che mi attendeva puntuale alle nove su quella sedia che hanno loro negli studi fighetti e che emana ansia solo a guardarla. Dopo mezz'ora di tortura, sono tornata a casa e tutto era già avvolto nella coltre bianca che tanto piace fino a quando bisogna spalarla.  Emma nel frattempo aveva incontrato quattro suoi amici di scuola e con loro era andata al parco qui vicino, a giocare. Sono andata a prenderla e non so perché ho invitato tutti a casa mia a pranzo. D'un tratto avevo sette ragazzi da sfamare, due (Luca e Graham, uno dei migliori amici di Emma) con la sindrome di Down, e pochissimo da offrire. Ce la siamo cavata con una sana pasta in bianco con tanto bel parmigiano e via. Poi, verso le due, dopo aver messo la folla di bambini davanti a un bel film, sono scesa nel mio studio a lavorare un po'. In quel momento, un classico come la Cumparsita, come diceva u...

Ah, posso scegliere chi deportare?

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Ah, la mettiamo così? Che possiamo scegliere chi fare entrare e chi no a seconda di come ci svegliamo? Ah, abbiamo deciso di lasciar da parte la democrazia, l'apertura mentale, la globalizzazione? Se giochiamo a questo gioco qui, allora anch'io avrei una lista di persone con cui non voglio avere a che fare. Dopotutto pago le tasse, no? Ho anch'io il diritto di dire la mia. O no? Non voglio fare entrare quelli che prima di versare il caffè dalla caffettiera, lo girano con il cucchiaino. Perché? A cosa serve girare? E poi non voglio fare entrare quelli come Trump, incazzati con il mondo, che credono sempre di aver ragione e invece non ce l'hanno quasi mai. Non voglio tra i coglioni quelli che alle superiori erano i primi della classe, che meno di un sette li faceva piangere in bagno. Loro devono stare lontani. Via chi dice: "Che cosa ti credi? anche Obama ha fatto cazzate. Adesso tutti a dire di Trump...". Quelli lì li deporto ...