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Showing posts from October, 2024

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Inizio questo post ringraziando tutti quelli che hanno pensato a mio padre oggi, il giorno dell’anniversario della sua morte. Anniversario sembra forse un termine stonato in queste circostanze. Lo si usa per commemorare le cose belle: i matrimoni, il primo uomo sulla Luna, le battaglie antifasciste.  Infatti, per me il 17 ottobre è diventato, proprio da quest’anno, un anniversario, una cosa bella. Sì, perché da oggi mio padre è morto davvero, avendo lui vissuto per 42 anni e morto da 42 anni. È una specie di traguardo, o almeno lo è per me. Quando si è morti più di quando si è stati in vita, cioè dall’anno prossimo, si cambia di categoria. Si diventa passato remoto.  Quarantadue anni fa, ebbi la mia ultima conversazione con lui. Parlavamo di Fabio, mio cugino, nato per l’appunto il 17 ottobre. Appoggiati alla cassettiera in camera di una mia sorella, ci si diceva cosa avremmo potuto regalargli, forse questo, mah, magari quello gli piacerebbe di più. Poi è sparito nel nulla. Il...

I dentisti

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Dopo circa quattro anni, mi sono presentata dal dentista. Appena mi vede, mi fa: “Però, neanche una chiamata, una cartolina…”. È simpatico, e già questo è un fatto singolare anche se penso che la simpatia dei dentisti sia sprecata. Tu sei lì, bocca aperta, le sue dita e i suoi strumenti dentro e lui fa una battuta. Niente, non puoi ridere; anche sorridere può essere impegnativo. Ma soprattutto, se ti viene spontanea una risposta alla battuta devi aspettare che finisca di ravanare. Quando finisce, è già troppo tardi. Dovrebbero essere premurosi e silenziosi, oppure noiosi e veloci. Solo così, si può sopravvivere a una visita dentistica. Comunque, il mio dentista mi saluta così. Devo ammettere che fortunatamente lo fa ancora prima di mettersi quei guanti latex blu che ti fanno fare cattivi pensieri. Appena mi arrampico su quella sedia comodissima, inizia il momento della mortificazione. La signorina mi mette una specie di bavaglino di carta attaccato alla camicia, appena sotto il mento. ...

L'autismo non è una disabilità

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Ieri ho trovato parcheggio proprio di fronte a casa. È una cosa quasi inimmaginabile, qui a Cambridge. Fatto la retro, sono entrata nel piccolo spazio senza dover rifare manovra, esco, chiudo a chiave. Vedo sul marciapiede la mia vicina che aspetta il pulmino che porta suo figlio a casa da scuola. Abito in un piccolo gruppo di appartamenti con altre sei famiglie, tutte molto gentili e carine. Ma con Rebecca ho un rapporto speciale. Anche lei ha perso la mamma, ma, a differenza mia, aveva solo diciannove anni (è molto più giovane di me) e a volte ho la sensazione che cerchi in me un supporto come dire, materno. Inoltre, suo figlio maggiore, che ha chiamato Marin perché sia a lei che a suo marito – uomo molto affascinante che fa il cardiologo, ma coi capelli lunghi e la pelle scura – piaceva il mio nome. Dopo un anno dalla sua nascita, hanno cominciato a notare qualcosa di strano. L’anno scorso è arrivata La Diagnosi: autismo. Marin non è proprio come Luca, nel senso che parla, interagis...