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Showing posts from November, 2024

Rivoglio la carta d'identità

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La cosa brutta di venire a Milano è che poi me ne devo andare. Soprattutto questa volta, che mi dovrò fiondare in una nazione in cui la democrazia sta crollando come la pelle del viso di un vecchio. In tutti questi anni lontano da Milano sono riuscita a fare quasi tutto: sono stata studentessa, moglie, mamma, combattente in prima linea per i diritti di mio figlio, di Sofia e i diritti della comunità lgbtq, di Emma e i sacrosanti diritti delle donne. Ho sposato l’uomo più dolce del mondo, che è anche la persona più intelligente che io abbia mai conosciuto. Ho vissuto in campagna, poi a Boston, poi a Brooklyn, poi di nuovo a Boston. Ho incontrato persone eccezionali, amici che amerò per sempre. Benché tardi rispetto alla norma, ho iniziato una carriera, seppur piccolina, che mi ha dato e continua a dare soddisfazioni. Ho superato esami difficili con dignità, uscendone più forte e, a volte, più saggia. Eppure, non sono mai riuscita a togliermi la malinconia per Milano. È proprio vero che ...

Ventotto anni da formichina

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Quando sono da sola, ascolto sempre musica: appena mi alzo, quando non lavoro (quindi spesso), quando faccio la doccia, quando sono in macchina. Senza musica mi sento sola. La parte più bella è ascoltare i testi, che ogni volta cambiano di significato a seconda del mio umore. L’altro giorno ero nella cucina fredda dell’appartamento che ho affittato per un mese qui, a Milano, e sorseggiando il secondo caffè, dalla cassa rossa portata da Cambridge è arrivata d’un tratto una canzone di Brunori Sas, che si intitola Capita Così. Racconta di come ci sembrino essenziali alcuni desideri che in fondo sono futili, e come sembrino futili anche pensieri più profondi, occasioni mancate. Come esempio racconta di come non sia riuscito a salutare  suo padre, morto d’improvviso, tema che mi riguarda da vicino. Il senso del testo è che malgrado questi sentimenti, siamo piccoli, minuscoli, ridicoli quando pensiamo di essere uno su sette miliardi e che forse è già tardi per concentrarsi su cose del ge...

Se anche stasera dovesse vincere Trump

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Stasera si avrà un’idea più precisa di chi deciderà la sorte della vita degli americani e della labile situazione mondiale. L’ansia nell’aria e nel petto di trecento quarantacinque milioni di statunitensi si taglia come un salamino di quelli molli. Il giornale che leggo quotidianamente, il Washington Post di oggi offre consigli su come allentare il senso di ansia e di panico. Dicono che appoggiare un sacchetto di ghiaccio sul viso aiuta. Aiuta anche a non vedere cosa proporranno gli schermi televisivi, che per me è la cosa più importante in questo esatto istante. Stamattina, facendo la doccia, ho deciso: se vince Trump mi faccio ospitare nei centri d’accoglienza albanesi. Forse è meglio che vivere in un paese governato da un pazzo violento e fascista. Ho sempre passato la sera degli spogli elettorali americani con Dan e, fino a otto anni fa, con mia madre che veniva a trovarci in questo periodo per festeggiare il compleanno di Luca.   Ricordo quando vinse Trump. Io, Dan e il resto ...