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Showing posts from October, 2021

Il diritto di non aver paura

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Che passaggio mi sono persa? No, perché ogni volta che si parla di persone autistiche, sono tutti lì a dire che sono angioletti, che sono cari, che per fortuna ci sono loro, ma poi quando c’è da passare leggi per cercare di diminuire il bullismo, allora si vota contro? Io non capisco. Mi vengono in mente due o tre episodi, ma ce ne sarebbero diecimila, di persone disabili bullizzate. Il primo, orribile, della ragazzina  massacrata di botte dalle sue compagne. Ve la ricordate? E vi ricordate di quel ragazzone autistico che, terrorizzato di uscire, si era fatto coraggio una sera e era andato a fare una passeggiata vicino a casa con la mamma? Vi ricordate che i suoi compagni, avendolo visto fuori, si sono avvicinati a lui in macchina e hanno cominciato a tirargli uova e a deriderlo, tanto che lui è scappato? Vi ricordate cosa aveva detto la madre? Che erano tre anni che non usciva di casa, ma che finalmente quella sera aveva fatto un piccolo passettino in avanti, completamente distru...

Tre sono tante da digerire

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Quindi ormai è ufficiale: Luca è epilettico. Due (forse tre) crisi grosse in tre mesi confermano la diagnosi. Iniziano così gli esami, le prove di questa medicina o di quella, la speranza che funzionino abbastanza da non avere più crisi con il minor numero di effetti collaterali. Siamo a tre. Tre diagnosi, una più spaventosa delle altre, una sopra l’altra, ognuna che presenta difficoltà enormi, paure, brutte sorprese. E tutte che fanno parte di una persona sola, che invece va avanti sempre come se niente fosse. Anni fa, mi aveva sollevata una frase che Dan pronunciava ogni volta che io parlavo del terrore per il futuro: Luca is Luca, che significa che è nato per essere così, con le sue disabilità, i suoi ritardi, le sue contraddizioni, i suoi problemi medici. Luca è tutto il pacchetto. Aveva ragione, Dan, a dire che Luca è Luca, ma io l’ho capito ben dopo. Dan ha un modo diverso rispetto a me di affrontare certe cose: secondo lui andrà sempre tutto bene ci prendiamo quello che ci viene...

Ci si abitua a tutto

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Quando il mese scorso ero a Milano, ho portato mia mamma e mia zia a fare il terzo vaccino. Mentre aspettavo che finissero, mi sono seduta su una sedia a guardare quello che stava succedendo intorno a me. Se fossi di un altro mondo, e per la prima volta vedessi tutte le mascherine, le lunghe file per i vaccini, le persone anziane che aspettano pazientemente, penserei all’imminente fine del mondo. Milioni di morti in tutto il mondo per colpa di un virus che ha completamente cambiato la vita di noi umani qui, sulla Terra. Ha soffocato il nostro bisogno di un abbraccio, di coccole, di incontrarci e condividere la vita. Adesso si fa fatica a stare insieme, si ha sempre paura che possa costare la vita a noi o a qualcuno.   Eppure, tutta questa follia si è in qualche modo normalizzata. Non ci stupiamo più nel vedere questo mondo completamente diverso, attraversato dalla paura. Ci sembra assolutamente normale aspettare per un terzo vaccino nella speranza di sopravvivere, normale non darci...