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Showing posts from September, 2014

Cose da fare (quando non si ha niente da fare)

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Ho finalmente finito di scrivere tutti i capitoli del libro e l’ho mandato alla Rizzoli qualche giorno fa. Ho consegnato l’articolo che ho voluto scrivere sull’articolo che parla di femminismo nell’ultimo numero di New Republic. Dovrei trascrivere un’intervista, ma non ho voglia. Mentre aspetto le inevitabili correzioni dall’editor e altro da fare, mi ritrovo a girar per casa a far niente. La cosa che mi spiace quando non ho niente da fare è che, conoscendomi, so che meno faccio e meno farei, e che il tutto si trasforma dopo poco in depressione.  Giusto per far qualcosa, quindi, scrivo una lista di cose da fare quando non c’è niente da fare. La condivido con voi, che se vi trovate a non far niente magari vi torna utile. Eccola: -       -  guardare su youtube dei video di musica che non ascoltavi da anni e ricordarti il motivo per cui non la ascolti più. Questa attività può durare ore, perché da un video di Umberto Tozzi (si, ho fatto anche que...

Un capitolo attaccato a un filo

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Come tutte le cose, o quasi tutte, era inevitabile che si sarebbe rotto. Era ormai tenuto insieme da due filettini disgraziati, che stamattina mentre facevo il solletico a Luca hanno detto: noi molliamo. Parlo di un braccialettino, quello sottile di fili colorati di un euro che si compra dai venditori ambulanti, tutti stranieri, e che, qualcuno dice, porta fortuna. Era giugno dell’anno scorso. Ero in giro per l’Italia ormai quasi da un mese per presentare il mio libro, e a Milano mi era venuta a trovare la mia amica Paula, americana, che era in Inghilterra per una delle sue conferenze. Io e Paula ci siamo conosciute che eravamo tutte e due incinta per la prima volta, lei di Keegan e io di Luca. Andavamo il mercoledì sera al corso preparto, dove ti illudono che se respiri fa meno male, che son palle: partorire fa un male della madonna e basta, altro che respirare. Ci eravamo scambiate i numeri di telefono e ripromesse di sentirci. Poi una sera che guardavo Seinf...

You can close your eyes, tanto...

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L’altra sera, per inaugurare la nostra nuova saletta che chiamiamo Cinema Moretti (per mia madre, non per il grande Nanni), in cui Dan ha messo uno schermo, il proiettore e seicentotredici casse, abbiamo visto un documentario di una tristezza e di una lentezza massacranti. Si intitola Nostalgia For the Light , di Patricio Guzmàn, un regista cileno che è rimasto colpito dal parallelismo che esiste tra la ricerca del passato di archeologi, la ricerca del passato di astronomi, e la ricerca dei resti delle vittime uccise da Pinochet e buttate nelle fosse comuni, fatte a setaccio dai parenti. Sembrano ricerche completamente diverse l’una dall’altra, eppure tutte e tre hanno in comune un luogo, e cioé l’immenso deserto di Atacama, il più secco del mondo. Mi è piaciuto più dopo, pensandoci, e forse dovrei rivederlo perché è pieno di roba. Ma malgrado l’immensità desolata come il deserto di cose su cui ragionare, la cosa che mi è rimasta più impressa e che non riesco a togliermi...

Flusso di coscienza

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Forse, invece, avrei dovuto fare uno sforzo e passare qualche ora al mare quest’estate Per la prima volta in tanti mesi sento freddo. Già mi manca avere caldo. Certo che non siamo mai contenti Mi pare di capire che la decapitazione sia il metodo più in voga per ammazzare, in questi giorni Che schifo Che stronza che sono. Possibile che mi venga in mente di scherzare su una roba del genere? Ho fame, ma so che tanto la Nutella non è che me la faccia passare, per cui resisti, Marì. Che poi magari è sete. Oggi non ho anocra bevuto neanche un bicchiere d’acqua Dopo chiamo Richard A proposito, devo chiamare la mamma, che al lunedì fa volontariato e non la posso chiamare la mattina Certo che in venti e passa anni che sono qui in America la tecnologia mi permette di comunicare con tutti in Italia istantaneamente. Prima non era così. Mi ricordo le litigate che facevo con Dan perché spendevo troppo in telefonate a mia madre. Adesso tra whatsapp, F...