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Showing posts from December, 2014

La malinconia del Natale

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L’immagine iniziale del mio filmino natalizio è sempre la stessa, ogni anno: di sottofondo c’è “I Get Along Without You Very Well”, di Chet Baker, io sono in piedi vicino alla porta finestra della mia camera da letto di Becket, dove c’è più campo, sorrido, parlo gesticolando e poi rido al telefono. La mia voce non si sente, è un’immagine tipo réclame del Mulino Bianco per dire. Fuori il paesaggio propone un bosco con gli alberi spogli, il fiumiciattolo quasi completamente congelato, ma che ha ancora un rigolo d’acqua che scende fino al lago, che però dalla finestra non si vede. Per terra, un po’ di neve e il resto è un tappeto di foglie secche, bagnate. L’amaca, tra i due alberi a sinistra, è tristemente abbandonata nelle grinfie dell’inverno dell’America del Nord-Est, New England, per la precisione. Brutale. Desolato. Senza nessun accenno di tiepidità fino ad aprile. Io fumo. La telefonata, che in questo film non si sente, inizia sempre con Serena che risponde al te...

With a little help from my friends

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L’idea me l’ha data il mio amico Alberto Molinari ed è questa: fare una lista di luoghi comuni sul Natale. Io ci ho aggiunto l’idea di farvi un bel regalo, e di invitare alcuni dei miei amici più simpatici a compilare la lista e di proporvela qui, sul mio blog. Anche perché pensavo, i regali più belli sono quelli fatti e non quelli comprati. A proposito di luoghi comuni, s’intende. Ringrazio chi ha partecipato e chi ha pensato di farlo ma non ha avuto tempo: come promesso, quando vengo a Milano vi offro un gelato alla nocciola. Adesso fatevi un piacere e mettete su la colonna sonora de ‘Il Natale di Charlie Brown” (classe 1965), che troverete sicuramente su Spotify e leggete. Fa ridere.  Vado: Meglio il pandoro perché non ci sono i canditi (Michele Mozzati) Quelli che si offendono perché non gli hai mandato gli auguri (Giorgio Terruzzi) Ogni Natale vedi parenti di cui ti sei scordato l’esistenza il giorno di Santo Stefano dell’anno prima (Alessa...

Lettera di scuse a Claudia Pinelli

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Cambridge, 12 dicembre, 2014

Lettera d'addio a Babbo Natale

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Carissimo Babbo Natale, l’altro giorno Emma, che ha otto anni, mi ha chiesto: “mamma, vero che tu non mi dici bugie?” Io dicendo una bugia, le ho risposto: “Certo che no! Che madre sarei se dicessi bugie ai miei figli?”  Ho capito immediatamente dove voleva arrivare, e cioè a te. Infatti ha continuato: “quindi dimmi: com’è questa storia di Babbo Natale? Esiste o no?”. Io non so mai cosa rispondere, perché credere in te è un atto di fiducia pura, è un chiaro segno che si è nel periodo più bello della vita e cioè quello dell'infanzia con tutte le sue magie. E l’infanzia la si comincia a rimpiangere appena non c’è più. Non credere più in te vuol dire cominciare a non credere più a un sacco di cose, vuol dire guardare il mondo senza quelle lenti smerigliate affascinanti che abbiamo tutti avuto. Quando ero piccola c’era molta competizione, nella mia famiglia, tra te, Gesù Bambino il ‘Babbo Natale della Rai’, l’unico a proporre un inventario di regali possibi...

Poesia sull'attesa all'aeroporto, ovvero: le ultime ad uscire

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Prima è uscito un gruppo di architetti, poi quello che malgrado le sei ore di fuso orario e le nove di volo si sentiva fresco come una rosa, poi quello che legge tutto i cartelli tenuti in mano dagli autisti per cercare il suo nome, poi quella che credeva di essere atterrata in un’altra città, poi quello che aveva passato le otto ore del viaggio a bere bloody mary e traballava, felice, poi quello che si era dimenticato di mettere via i passaporti, poi quello che dice alla moglie: seguimi, io so cosa fare, ci sono già stato in questo aeroporto, poi quello che non parla inglese, poi la mamma con tre bambini, uno sul passeggino, uno in braccio e uno che frigna, che cerca il marito tra la folla di quelli che aspettano, ma che non c’è perché è in ritardo, poi la fidanzata con il rossetto, poi quella con tredici valigie tutte dello stesso colore (fucsia), poi quello che si era messo le infradito anche se ci sono meno otto, poi le h...