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Showing posts from October, 2013

Lou Reed non c'entra

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Lou Reed non c’entra. Cioé, in parte c’entra anche lui. Parlo della malinconia che mi ha assalito ieri, quando ho saputo che era morto.  Il fatto è, credo, che legate al suo nome ci sono tante robe, tanti luoghi, tanti momenti importanti, tante riflessioni, tanta voglia di tornare indietro. La prima immagine che mi è venuta in mente quando ho saputo della morte di Lou Reed è stata la stanza sporca, disordinata e leggermente puzzolente di Dan. Sono passati almeno venticinque anni dalle serate che passavamo lì dentro a sbaciucchiarci e a ascoltare musica. Io, mi ricordo, gli avevo fatto ascoltare Pino Daniele, che gli piacque molto. Poi lui mi disse, ’Ascolta questa’, e mise nel lettore cd il disco Loaded dei Velvet Underground. Dalla copertina, la conoscete tutti immagino, non si capisce per niente che tipo di musica proponga questo gruppo con il nome tanto strano, che evoca un po’ gli Weather Underground, e quindi il periodo rivoluzionario american...

Giù la maschera!

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Leggevo i giornali stamattina, sperando di capire cosa gliene frega agli americani (e agli inglesi, pare) di cosa gli italiani, ma anche i francesi e i tedeschi, si dicono al telefono o di cosa si scrivono nelle email. Pensavo, poi mentre mi mettevo i pantaloni che mi sono un po’ più larghi della settimana scorsa (lo scrivo, che vorrei che tutti, americani e inglesi lo sapessero: sono dimagrita): non siamo noi europei quelli che vanno a fare gli attentati in America o alle (troppe?) basi militari americane nel mondo. La verità, mi spiace deludere i dipendenti della Prism, creato, dice Repubblica oggi, dagli 007 americani, è che di segreti come dire internazionalmente rilevanti, ce ne sono pochi tra la gente cosiddetta normale. Devono essere altre rivelazioni che cercano.  Nella mia famiglia io ho la reputazione di non tenere nessun segreto, reputazione che a fatica sto cercando di cambiare. A proposito: l’altro giorno Anna me ne ha detto uno che non dirò nea...

Dopo quattro giorni

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Dopo aver passato quattro giorni e tre notti nel lettone con Emma, ieri sera verso le cinque ho mollato il colpo e sono andata a fare la spesa, nella speranza di trovare della buona birra da portarmi a casa in cui annegare il passato. Whole Foods è il nome del supermercato più vicino a casa nostra. È anche uno dei negozi più cari del mondo, non c’è Cartier o Tiffany che tenga: qui si accettano rate mensili per l’acquisto della carne rossa, e comprare la verdura lo si può giustificare moralmente se si pensa che è un investimento per il futuro dei tuoi figli, che crescono sani. Il vantaggio di Whole Foods è che tutto quello che si compra, dal basilico alla carta igienica, è biologico: del pollo abbiamo il pedigrì, e sappiamo che ha passato la sua breve vita libero di andare di qua e di là per l’aia, mangiando solo grano biologico e pensando a pensieri belli di un futuro senza gabbie. Sappiamo anche che al momento della sua morte, avvenuta a botte di c...

Miti e fatti: regole di base per una felice convivenza

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In realtà, questa nasce in uno dei miei momenti di disperazione come lista da far studiare a memoria alle persone con cui da anni ormai condivido il mio spazio vitale. Poi, sotto una doccia forse un po’ troppo calda e sicuramente troppo lunga, ho pensato che potrebbe essere utile anche a persone al di fuori delle mie quattro mura di casa. Per cui la condivido anche con voi, che tanto male non fa: MITO: La pattumiera si svuota da sola, e se quando è piena ci metto ancora delle cose, non straripa. FATTO: Fa schifo, anche agli adulti. Piace solo ai cani, che poi però vengono a sbaciucchiarvi. MITO: Mangio in sala, tanto le briciole non si vedono. E butto l’involucro della merendina dietro la poltrona, che chi è quel coglione che va a controllare dietro la potrona... FATTO: Le briciole le vedo io: sul divano, sul pavimento e sul tappeto. Ma soprattutto le vedono e le apprezzano molto i topi. E se io incontro un topo, sappiate che me ne vado. E gli involucri li...

In questa giornata inzuppata di morte

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In questa giornata inzuppata di morte, mi è venuto in mente di ristudiarmi l’Apologia di Socrate, perché mi ricordavo della sua analisi sulla morte. Racconto brevemente le vicende giudiziarie del filosofo per chi le ha studiate anni fa a scuola, e invece di ascoltare guardava fuori dalla finestra e pensava alla morosa. Socrate venne accusato di essere ateo e di corrompere i giovani ateniesi con i suoi discorsi controversi. In sua difesa, racconta che un suo amico, tale Cherofonte, un giorno chiese all’oracolo se esistesse persona più sapiente di Socrate. Saputolo, il filosofo cercò di scoprire se fosse vero, e interrogò politici, poeti e arigiani per capire se loro fossero più saggi di lui. Scoprì, facendosi duemila nemici che pensavano che fosse un rompicoglioni e basta, che costoro non erano affatto più sapienti di lui, e che se la tiravano perché credevano di sapere tutto, Socrate, che invece sapeva di non sapere, e sapeva solo questo, concluse che era proprio ...