Riflessioni sui miei tre mesi in ostaggio
Allora, oggi è mercoledì, il ché significa che tra sei giorni Luca, Sofia e Emma, che mi tengono in ostaggio da giugno che neanche le Brigate Rosse, vanno a scuola, e diventano problema di qualcun altro. In questi mesi di prigionia ho provato un sacco di emozioni: sono stata contenta, incazzata, triste, vogliosa di compagnia e di solitudine, abbandonata, soddisfatta, ingrassata, assonnata. Ma soprattutto perplessa. Perplessa per il fatto che a 46 anni ancora mi venga imposta una pausa di tre mesi e che si prenda per scontato che io abbandoni la mia routine, il mio lavoro, i miei cazzi per stare con i figli. Non è colpa di nessuno, non direttamente almeno. Siamo in cinque, e Dan è quello che lavorando porta avanti la famiglia economicamente, non facendoci mai mancare nulla. Non ama il suo lavoro, che dice essere un suicidio dell’anima, ma lo fa perché ha messo al mondo tre figli e ha sposato una persona compulsivamente istintiva, che lo convince a spendere soldi in ...