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Showing posts from August, 2014

Riflessioni sui miei tre mesi in ostaggio

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Allora, oggi è mercoledì, il ché significa che tra sei giorni Luca, Sofia e Emma, che mi tengono in ostaggio da giugno che neanche le Brigate Rosse, vanno a scuola, e diventano problema di qualcun altro. In questi mesi di prigionia ho provato un sacco di emozioni: sono stata contenta, incazzata, triste, vogliosa di compagnia e di solitudine, abbandonata, soddisfatta, ingrassata, assonnata. Ma soprattutto perplessa. Perplessa per il fatto che a 46 anni ancora mi venga imposta una pausa di tre mesi e che si prenda per scontato che io abbandoni la mia routine, il mio lavoro, i miei cazzi per stare con i figli. Non è colpa di nessuno, non direttamente almeno. Siamo in cinque, e Dan è quello che lavorando porta avanti la famiglia economicamente, non facendoci mai mancare nulla. Non ama il suo lavoro, che dice essere un suicidio dell’anima, ma lo fa perché ha messo al mondo tre figli e ha sposato una persona compulsivamente istintiva, che lo convince a spendere soldi in ...

Handicappati di merda

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Io e Luca entriamo da McDonalds e ordino per lui sempre la solita schifezza: panino con il pesce fritto, large fries, chocolate milk. In un minuto abbiamo il bottino e ci andiamo a sedere ad un tavolo in mezzo a due già occupati. Al tavolo di destra c’è un signore con i baffoni e gli occhiali da lettura a metà naso. Potrebbe essere un cugino di terzo grado di Babbo Natale. Ha finito di mangiare, ma sta leggendo qualcosa sul suo telefonino, che è in carica. Il tavolo alla nostra sinistra è occupato da una signora e due bambini. La signora, di una trentina di chili troppo per essere considerata di stazza normale, sta pulendo il tavolo con delle salviette disinfettanti portate da casa. I bambini, uno con la maglietta della nazionale di calcio italiana e l’altro con quella del Portogallo, sono seri e silenziosi. La donna passa loro una salvietta ciascuno, che si disinfettino le mani prima di mangiare. Luca si siede di fianco a me e accende il suo iPad, che gli...

Era già tutto previsto

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La vita con Luca è rigida e non lascia margine per errori o dimenticanze, eppure il sistema che si costruisce attorno a lui deve essere assolutamente flessibile, perché la sua mente è allo stesso tempo prevedibile e imprevedibile. Prevedibile perché le sue reazioni sono conosciute a chi gli sta attorno; imprevedibile perché non si sa come si comporterà in situazioni nuove o anche famigliari, ma quando è frustrato. Di solito la frustrazione dipende dall’energia nel posto dove si va (se c’è confusione per esempio), dall’impossibilità da parte nostra di capire cosa vuole, o dall’impossibilità da parte sua di usare il suo iPad, perché non c’è wifi o perché è scarico. Sono troppe le varianti perché il sistema attorno a lui sia rigido, per questo dico che deve essere anche flessibile. Stasera, per esempio. Per le prossime due settimane, io, Luca e Emma saremo a Becket, nella nostra casa di campagna nel bel mezzo dei boschi. Quache tempo fa per la nostra casetta tutta d...

Roba da non crederci

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Stamattina mi sono svegliata presto, e senza neanche aver perso un dente, ho trovato sotto il cuscino questa lettera. Con il vostro stesso stupore, la pubblico senza indugi, anche per correttezza nei confronti di Frank. Mi sa che ho trovato un amico: il primo qui a Becket! Becket, 4 agosto 2014 Gentile Signora Viola, Ho letto con molta attenzione la sua lettera e mi sento in dovere di risponderle. Prima di tutto mi presento, così la smette di chiamarmi Signor Topo con quel tono di superiorità che francamente dopo un po’ stufa anche. Mi chiamo François, ma tutti ormai mi chiamano Frank, e mia moglie si chiama Geneviève, siamo originari del Quebec ma ci siamo trasferiti qui per questioni politiche, e abbiamo sei figli, non otto come pensa lei. Abitiamo a Becket ormai da qualche anno, e mi creda, la vita qui non è facile: i predatori si sprecano, e li sentiamo sghignazzare la sera, mentre sgranocchiano qualche amico o vicino. Ci sono opossum, puzzole...

Lettera al topo che vive in casa mia

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Becket, 1 agosto 2014 Egregio signor Topo, alle otto di questa mattina, nella tranquillità silenziosa tipica di agosto, ho distintamente sentito dei movimenti che mi hanno annunciato senza ombra di dubbio che anche Lei ha decisio di passare le Sue ferie nella MIA casa di Becket. Le scrivo per darLe le mie coordinate per l’estate e avvisarLa che io rimarrò qui fino al 15 di agosto, e che spero Lei capisca il mio disagio nel dover condividere con Lei il mio spazio vitale. Mi ritrovo, da questa mattina, a scrivere in giardino e a sperare che non piova, mentre Lei se ne sta bellamente in casa, libero scorazzare di qua o di là o di mettere le zampe sul tavolo e sorseggiarsi una birra ghiacciata sulle note del il mio disco preferito, quello di Miles Davis. Anche Lei non negherà che quando si arriva al punto che Lei sta in casa e io fuori, significa che è arrivato il momento di parlarci e chiarire alcune cose. Vorrei ricordarLe che non l’ha invitata nessun...