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Showing posts from May, 2015

300-150-0 (correndo)

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Siccome non capisco perché ci sia attaccato un tabù e non se ne debba parlare, io faccio il mio bel coming up e lo annuncio: prendo un anti depressivo da anni. 300 MG di una sostanza che si chiama Wellbutrin, che va giù che è una meraviglia con il mio succo della mattina.  Ho deciso di prenderlo perché dopo la mia terza gravidanza ho cominciato a soffrire di attacchi di panico e di depressione. È stato forse il periodo più difficile degli ultimi anni.  Non so se qualcuno di voi ha mai provato ad avere un attacco di panico: arriva senza preavviso, ed è come una specie di scalmana che invece del calore ti riempie di un’ansia indescrivibile. La certezza è quella di stare per morire, l’urgenza quella di chiamare un’ambulanza e farsi ricoverare immediatamente. Può succedere, come dicevo, in un qualsiasi momento come un fulmine a ciel sereno. Come un infarto. Il primo attacco mi è venuto in una notte calda. Dormivamo tutti nella nostra casa nuova, dopo...

Se dovessi rinascere: ecco la lista.

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Se mai dovessi rinascere, ci sono alcune cose che vorrei essere o avere. Un po’ come il message in the bottle di Sting, lancio questa mia lista tra le onde del web, nella speranza che un creatore o chi per esso si metta una mano sulla coscienza. Vado: Se dovessi rinascere, mi piacerebbe essere una canzone, tipo un inno o una di quelle cantate da Frank Sinatra o Bob Dylan che sanno tutti. Se dovessi rinascere vorrei essere un neo di Tom Waits, anche uno di quelli che non si vedono in tivvù, nascosti sotto il ginocchio o sulla cute. Se dovessi rinascere vorrei essere fotogenica. Se dovessi rinascere vorrei non vergognarmi di ballare. Se dovessi rinascere vorrei essere spagnola (per avere quella esse che hanno loro) o anche francese (per avere un naso più piccolo). Se dovessi rinascere vorrei avere un papà che non muore giovane. Se dovessi rinascere vorrei avere più corteggiatori e ammiratori, anche segreti (anzi, meglio se segre...

Gocce

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Da uno studio approfondito fatto da me medesima su wikipedia, ho scoperto che il nostro corpo è per il 65% acqua. Cioé siamo praticamente delle gocce con degli organi interni e venti unghie. Essendo fatti d’acqua, quindi, dovremmo almeno in parte godere della purezza e trasparenza che la distingue.  Eppure. Eppure quanto lavoro a essere gocce. Quanto stordimento nella vita di ognuno, quanti sforzi per raggiungere qualcosa, qualcuno. Quanti tentativi, quanto agitare le braccia nel buio, senza poter vedere cosa c’è davanti. Quanta energia sprecata a cercare di essere brillanti, alternativi, per farsi notare, o per trovare soltanto un equilibrio che duri il più possibile. Quanta tenacia nel tenere stretto a noi quello che sembra più importante: un figlio, un libro, un ricordo, una canzone. Quanta siccità di solitudini e sete d’amore. Quanto sgomento quando evaporano via delle certezze, quando ci si accorge di essere a secco. Quanta fatica p...

La festa della mamma e il volo dei figli

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L’altro giorno mia sorella Anna ha trovato una fotografia di mio papà piccolino che passeggiava per la strada con la sua mamma, e mi ha fatto pensare a cosa vuol dire essere mamma. Pensavo che non è vero che il lavoro più antico del mondo è la prostituzione, ma è l’essere genitore  e che in questo lavoro più antico, il ruolo della mamma è forse il più importante. Il fatto di essere allo stesso tempo figlia e mamma, è un po’ come essere allo stesso tempo il soggetto e il complemento oggetto di una frase; la vittima e l’assassino di un omicidio; il gioco e il giocoliere di un circo; la persona e il personaggio  di un pezzo teatrale pirandelliano; il seme e l’albero del bosco dietro la casa di Becket. Essere partorita e partorire, la tabula rasa e la mamma che spinge fuori. E questo doppio ruolo mi travolge ogni volta che ci penso.  Pensavo, stamattina, a quando ho partorito i miei tre figli. Alcuni cercano di poetizzarlo, ma a pensarci bene il parto...

Mammografia in un giorno caldo e atlantico

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Stamattina mi sono alzata ma ero ancora stanca: ieri sera abbiamo fatto tardi, e come se non bastasse, quando siamo rientrati, invece di andare a letto mi sono messa a vedere dei video di De Gregori su youtube e ho fatto le due. Sono scesa in cucina e mi sono accorta di essermi persa competamente la preparazione dei ragazzi per la scuola: di loro non era rimasto che un piatto sporco sul tavolo e mezzo bicchiere di latte non finito. Per il resto, silenzio e calma. Come piace a me. Dopo il primo caffé avevo già deciso che avrei preso la metro e non la macchina per andare a fare la mammografia, che in fondo sono tre fermate con la rossa e riesco ad ascoltarmi anche un po’ di musica durante il tragitto. La doccia l’ho fatta con lentezza, come tutti i gesti di questa mattinata solitaria. Oggi niente deodorante, come mi ha detto ieri l’infermiera al telefono, quando mi ha chiamato per ricordarmi dell’appuntamento di oggi, ore dieci e trenta a Somerville. Don’t be lat...

L'ipocondria è una brutta roba

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L’ho già rimandato due volte e ormai non ho più scuse: domani mattina esattamente alle undici e dieci ho l’incontro più traumatizzante dell’anno, e coié quello con la mia dottoressa. Chi legge il mio blog e chi ha letto i miei libri sa già tanto di me, ma forse non sa la cosa che davvero mi fa più tremare: i medici. Sono infatti la persona più ipocondriaca del mondo. E non aiuta vivere negli Stati Uniti dove se bevi più di tre bicchieri di vino muori per certo di cirrosi epatica, e se hai un neo un po’ grosso ti consigliano di fare il testamento che nella vita non si sa mai. È una questione, la mia, di categoria. L’idea che uno che ha studiato molto più di me mi tocchi le tette e mi dica: “e l’ultima mammografia quando l’ha fatta? Dovremmo prendere appuntamento presto!” ecco, uno così per me dovrebbe non incontrarmi mai, perché anche se lo dice sempre e a tutte, senza nessun altro doppio senso, io perdo più anni di uno che si fa l’ennesima pera. In parte è un...