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Showing posts from September, 2016

Il mio Fertility Day: michetta e pisello

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Carissima ministro Lorenzin, a quanto ho capito qui da Boston, oggi è il Fertility Day, cioé   il giorno in cui il governo ci ricorda di procreare. Io la mia bella parte l'ho fatta: ho procreato ben tre volte, producendo un maschio, autistico e anche un po' strano, una femmina timida ma geniale e un'altra femmina, che ha deciso di nascere, ignorando il fatto che io prendessi la pillola. Ho cercato di spiegare alle mie due figlie, negli anni, come nascono i bambini, e cioé la fertilità. Anche per noi progressisti e di sinistra a volte è difficile trovare le parole per farlo. Ho tentato di ricordare il modo in cui me lo avevano spiegato i miei genitori, perché ho pensato che qualunque spiegazione mi avessero dato, non mi sembra che abbiano creato un grave trauma. Niente che una buona terapista non possa affrontare, comunque. Ho iniziato alla larga, spiegando a Sofia, quando aveva tre anni, che non c'è niente che i maschi fanno e che non possano fa...

Essere stranieri vuol dire

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È dal 1991 che si è aggiunto un aggettivo al mio essere Marina: oltre a essere bianca, italiana, cicciotta, secondogenita e orfana di padre, sono anche straniera. Ovviamente, ci sono stranieri e stranieri: i profughi siriani in Grecia o quelli che cercano di raggiungere le coste italiane, per esempio sono anche loro stranieri, ma devono affrontare ben più enormi difficoltà rispetto alle mie. La loro è una sceltra tra la vita e la morte.  Io non sono scappata dalla guerra, non sono venuta in America a cercar fortuna.  Eppure trovo affascinante soffermarmi su quell'istante del viaggio che si fa da lì a qui in cui si diventa stranieri. C'è un momento del viaggio che si affronta in cui cambia il tuo essere persona uguale alle persone che ti circondano e si diventa diversi, 'strani'. Un momento in cui il passato diventa molto più importante, e il futuro molto più spaventoso. Ci sono delle caratteristiche che tutti noi stranieri, ricchi, poveri, bianchi,...

Ciao, Lola. I love you.

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Venerdì abbiamo deciso di fare una bella passeggiata tra i boschi di Becket tutti e cinque, insieme a Lola. Abbiamo invece lasciato Oscar, che ha 15 anni, a casa. Lola era felicissima. Come suo solito, correva avanti e indietro per assicurarsi che andasse tutto bene. Il sorriso dei boxer è disamante, il loro entusiasmo trabocca da tutti i pori, sempre e comunque. Poi siamo tornati a casa e si è messa, come sempre, vicino a me, seguendomi come la mia ombra, come faceva da otto anni. La sera dopo cena, sono arrivati a trovarci Liz e Russ, carissimi amici conosciuti a Brooklyn duemila anni fa che come noi hanno una casa a Becket. La Lola ha fatto il suo solito show: salti per leccare la faccia di Liz, richiesto montagne di carezze, di attenzione. Poi si è seduta ai miei piedi, di fianco al fuoco che Dan aveva acceso. Poi siamo andati a letto. Oscar, che non riesce più a fare le scale, si è accucciato in sala, e Lola è salita facendo i gradini a due a due e si è ...