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Showing posts from March, 2020

Luca, latte e quarantena

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Ore 11: 10 Non l’ho (scusate, arrivo) Ore 11: 25 Non l’ho mai (cazzo! Un attimo) Ore 11:39 Eccomi, spero. Dicevo: non l’ho mai chiamata malattia mentale perché non la è. Ma sono le 11:40 (nel senso di ventitré) e negli ultimi quindici minuti, malgrado la mia speranza di stare tranquilla prima di andare a letto, sono stata interrotta due volte. Da Luca. L’autismo, lo so, non è una malattia, ma una condizione. Ci sono lati belli e positivi, lo so, ma sticazzi. Diciamo che la condizione di autismo porta con sé delle patologie che non sono in sincronia con una pandemia. Spero di essere stata politically correct , ma vi giuro, provare per credere. La parte più difficile di gestire una persona come Luca, e cioè a bassissimo funzionamento, è la sua parte ossessiva. Fino a ieri era il latte. Ora dite: ma che te frega, dagli tutto il latte che vuole pur di tenerlo calmo. Sono periodi difficili e non è il momento di cambiare niente.  Ma il problema è che non ...

Tanto ci sei comunque, Gianni

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Ogni diciassette ottobre, che marca l’anniversario della morte di mio padre, hai sempre scritto di lui, di noi, della mamma. E adesso, porca d’una troia, tocca a me scrivere di te. Ti ho mandato il mio libro un mese fa, invitandoti, come ogni volta che esce un mio libro, alla presentazione. Mi hai risposto dopo secondi quarantacinque, dicendo che avresti voluto venire, ma che non stavi molto bene. “Mi mancherai,” ti ho risposto. E tu hai capito il peso della mia risposta. L’ultima volta che avevo presentato il mio libro, avevi invitato me e tutta la famiglia nel tuo ristorante preferito. “Perché tuo papà avrebbe fatto lo stesso”, hai detto quasi timidamente. Una frase e un gesto che hanno solidificato quello che sappiamo da un milione di anni: tu sei lo zio acquisito, scelto da mio padre, per essere lì per noi, sempre e comunque. Un paio di anni prima che mio padre morisse, gli venne una buona idea: creare un’agenzia giornalistica, Magazine. Aveva chiest...

Lettera aperta a chi non ha capito

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Lettera aperta a chi non ha capito. Cara persona che non hai capito, in un certo senso, strano e quasi sicuramente sbagliato, ti capisco. E in un altro senso, altrettanto diabolico, ti invidio. Non capire la gravità della situazione che il globo tutto e per una volta senza confini sta vivendo significa, in qualche modo, sentirsi invincibili, immuni da ogni pericolo. È una sensazione che provano, a mio parere, soprattutto tre categorie di persone: -        i giovani, -        quelli che credono nelle teorie complottiste -        chi se non fa una corsetta al parco si sente morire. La mia invidia per la prima categoria nasce nel fatto che vorrei anche io sentirmi giovane, invincibile, o credere fermamente alle favole. Vorrei riuscire ad allontanare la mia maledetta mania di usare il cervello in modo razionale e tuffarmi nel mondo dei puffi, come hanno fat...

Si sta come d'autunno

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Si sta come D’autunno Sugli alberi Le foglie (G. Ungaretti, 1918) Lui, il poeta, era in trincea, sotto le bombe quando scrisse quella che è considerata la poesia più corta e famosa del mondo, perché spiega in modo universale e senza mezzi termini la semplicità, la fragilità dell’essere umano utilizzando soltanto nove parole. Quando si dice il dono della sintesi. E la genialità, ovviamente. Me li vedo, quegli alberi. Me li immagino alti, fieri, con i rami quasi nudi. Mi vedo quelle foglie colorate, che cercano in tutti i modi la forza per rimanere attaccate malgrado le folate di vento, malgrado l’autunno che arriva all’improvviso e non da tregua a nessuno. È un po’ la descrizione di noi, in questi giorni. Attaccati disperatamente al nostro ramo, a implorare di non cadere in quel mucchio di foglie ormai spacciate sotto di noi. Scongiurare Dio di non diventare un numero, ma neanche una preoccupazione per gli altri, che sperano disperatamente al t...

L'autismo ai tempi del coronavirus

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Lavarsi sempre le mani. Stare almeno a un metro di distanza dall’interlocutore. Non abbracciarsi. Non baciarsi. Uscire il meno possibile. Sono queste le precauzioni da prendere per diminuire le possibilità di beccarsi ‘sto Coronavirus, che sta ormai dilagando in tutto il mondo, che sta distruggendo economie, vite di persone, come me, claustrofobiche e ipocondriache, i tran tran quotidiani dei nostri genitori anziani, chiusi in casa nel terrore di essere contagiati.  Sono precauzioni dettate dal buon senso, da seguire anche quando c’è il giro l’influenza normale, ma che, ci pensavo ieri, non possono essere seguite da tutti.  Per esempio, provate a spiegarle alle persone autistiche a basso funzionamento che per non farsi mancare niente hanno anche una certa forma di sindrome di Down rara che adesso non sto qui a spiegare. Le regole di vita di Luca sono chiare: non si lava le mani, che in compenso mette sempre in bocca; è semp...