Posts

Showing posts from April, 2015

Treccine, Vietnam e Shmoo (prima del caffè)

Image
Erano le sette e dieci stamattina quando sono stata svegliata dalla telefonata della compagnia del bus di Luca. Dice che Joel, il guidatore, è malato e che avrebbero mandato un altro pulmino, ma non sapeva quando sarebbe arrivato. Con la bocca ancora impastata di sonno, ho borbottato un ‘no problem’. Poi mi sono alzata. Non mi ricordavo che ieri sera, mentre guardavo il documentario sul problema dell’arruolamento militare durante la guerra in Vietnam, mi ero fatta delle treccine ai capelli davanti, per cui quando mi sono vista allo specchio in bagno mi sono un po’ allarmata. Sono scesa e c’erano ancora tutti: Sofia con la sua bellezza raggiante e i suoi capelli metà rosa e metà non più, mi ha accolto con un abbraccio. Stranamente, perché di solito la mattina è di pessimo umore. È tornata ieri sera da un viaggio di dieci giorni in Danimarca, forse è per quello che è pimpante. Emma ha già sei cose da dirmi, tutte di fretta e tutte importantissime. Alcune contraddittori...

Sogno o son desta?

Image
Ho sempre invidiato quelli che hanno il taccuino sul comodino, con la matita già bella appuntita e alle tre del mattino, svegli ma che poi si riaddormentano subito, ci scrivono i loro sogni.  Anche perché secondo me i sogni davvero sono le rappresentazioni delle nostre emozioni. Ne sono i registi e gli sceneggiatori. Li concretizzano, facendone un film. Presente quei sogni in cui sembra di essere a casa ma poi è diversa, o in disordine, o con della gente che non c’entra; o (un classico) quelle volte che si è in ritardo, ma ci si accorge che non si è vestiti e non si trovano le mutande, o quando si cerca di telefonare ma non ci si ricorda il numero di telefono? Quei sogni lì sono i film sulle nostre ansie. Io, modestamente, ne ho molti, di questi sogni E anche, ovviamente, di ansie. La mia vita è alimentata più dall'ansia che dall’ossigeno, non ci soon dubbi. La mia analista di turno, tra l’altro, lo ha sempre confermato. Insomma, in poche parole: è tutto il...

Pena di morte, USA style

Image
Ci sono tante cose che ancora mi fanno rabbrividire degli Stati Uniti: il bigottismo, la violenza della polizia sulle minoranze, la cultura delle armi, l’esagerato consumismo, la prepotenza imperiale moralista e militare sul mondo. Ma quello che più di tutti mi fa rabbrividire è il fatto che esista ancora la pena di morte. Nel paese occidentale più sviluppato, che tanto si vanta di portare democrazia e giustizia sociale nel mondo, ancora ci sono giudici che decidono se una persona può vivere o se deve morire. Se ne parla moltissimo in questi giorni, soprattutto qui a Boston, perché si è da poco concluso il processo a Dzhokhar Tsarnaev, il dicannovenne sopravvissuto alla caccia all’uomo di tre anni fa, in seguito all’atto terroristico alla maratona di Boston, dove sono morte tre persone (tra cui un bambino di 8 anni) e ne sono rimaste ferite 264. Un atto, quello dei fratelli Tsarnaev, che ha sconvolto la città e il mondo e ha per sempre gettato dell’ombra di...

Morte annunciata di un molare

Image
Stamattina l'appuntamento era per le sette meno un quarto, ma invece io sono arrivata che erano le otto passate. Il dentista e l’assitente mi aspettavano in quella stanza là dietro, quella con la porta, che usano per gli interventi. Io, reduce di un’ennesima litigata con Dan, avevo la testa in altri pensieri e non ero preoccupata di quello che sarebbe successo dietro a quella porta, e neanche del ritardo, di cui infatti non mi sono scusata. La devitalizzazione di un dente, mi ha spiegato il dentista giovane, vuol dire praticamente ammazzarlo. Un piccolo delitto annunciato dentro la mia bocca. Mi ha fatto vedere la radiografia, che sembrava proprio il disegno tipico del dente con le sue due belle radici, che se ci si pensa è un po’ come il tronco di un albero, le mie gengive erano la terra. Mi ha spiegato, dopo avermi fatto una puntura di anestesia con quella loro siringa d’acciaio, che avrebbe dovuto bucare la corona del dente, entrare fin dentro le radici, dev...

A poco a poco (goffo tentativo di poesia)

Image
A poco a poco se ne vanno via gli odori del bucato, il sapore dei cioccolatini che si sono portati ai bambini A poco a poco si rimette tutto al suo posto: valigia via, beautycase nel cassetto in bagno, spazzolino nel bicchiere sul lavandino, libro sul comodino A poco a poco si supera il fuso orario e si aggiusta l’orologio A poco a poco si rientra in carreggiata A poco a poco la distanza sembra una normalità, un’ovvietà, anche se è una condizione su cui ci si lavora da anni A poco a poco i ricordi si ingarbugliano A poco a poco i progetti che sembravano strepitosi mentre si guardava fuori dal finestrino di un treno, diventano quasi assurdi A poco a poco si cambiano le canzoni da ascoltare, e si creano altri ricordi da attaccare ad altre note A poco a poco si scioglie il magone A poco a poco tutto sembra normale, non ci si sofferma più a sperare di poter cambiare A poco a poco si smette di ricevere messaggi, incoraggiamenti, c...

Disastri mancati durante un ritorno annunciato

Image
Il cielo sulla Manica ieri alle quattordici e venti era di un blu quasi accecante. Io, con il naso attaccato al finestrino del mio posto in Magnifica sull’Alitalia, ho pensato che fosse un buon segno. Non ci sono dubbi: tornare a casa dopo giorni ventinove che sono in Italia non è stato facile. Non c’entra niente, ovviamente, l’amore che provo per Dan e per i ragazzi. C’entra, quello sì, che in tutti questi giorni lontano da casa ho fatto una vita completamente autocentrata, passando da una città all’altra, da una libreria all’altra, da uno studio radiofonico all’altro, addirittura da Fazio, a parlare del mio libro. Una vita, lo dico sempre, che ha pochissimo a che fare con quella vera, nel senso di quella qui, con le responsabilità di una famiglia un po’ strana.  Ma anche questa volta il mio mese in Italia è finito, ed è proprio questa fine a renderlo così magico, così intenso. Se durasse per sempre perderebbe il luccichio.  A questo pensavo mentre guardavo...