Treccine, Vietnam e Shmoo (prima del caffè)
Erano le sette e dieci stamattina quando sono stata svegliata dalla telefonata della compagnia del bus di Luca. Dice che Joel, il guidatore, è malato e che avrebbero mandato un altro pulmino, ma non sapeva quando sarebbe arrivato. Con la bocca ancora impastata di sonno, ho borbottato un ‘no problem’. Poi mi sono alzata. Non mi ricordavo che ieri sera, mentre guardavo il documentario sul problema dell’arruolamento militare durante la guerra in Vietnam, mi ero fatta delle treccine ai capelli davanti, per cui quando mi sono vista allo specchio in bagno mi sono un po’ allarmata. Sono scesa e c’erano ancora tutti: Sofia con la sua bellezza raggiante e i suoi capelli metà rosa e metà non più, mi ha accolto con un abbraccio. Stranamente, perché di solito la mattina è di pessimo umore. È tornata ieri sera da un viaggio di dieci giorni in Danimarca, forse è per quello che è pimpante. Emma ha già sei cose da dirmi, tutte di fretta e tutte importantissime. Alcune contraddittori...