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Showing posts from January, 2017

Memorie

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Quando stavamo a Brooklyn, abitavamo in un quartiere abbastanza povero che si chiama Prospect Lefferts Gardens, per lo più popolato da persone di provenienza caraibica. Il tratto di Flatbush Avenue del quartiere offriva quasi esclusivamente prodotti delle isole, o negozi per parrucche con treccine, o posti abbastanza tristi per fare manicure e pedicure a poco prezzo. Non c'era molto di quello che di solito compro io, per cui spesso per fare la spesa o anche solo un po' di shopping, andavo a Park Slope, la zona di fianco alla nostra, dall'altra parte del parco, che invece è abitata soprattutto da bianchi liberals, cioé ricchi ma trendy. La nostra banca invece era in un'altra zona ancora, che si chiama Crown Heights, popolata per metà da gente caraibica e per metà da ebrei hassidici, quelli con le treccine vestiti sempre di nero, per dire. Era strano e splendido passare da quartiere a quartiere e incontrare culture così diverse. È una cosa che q...

L'uomo forte, secondo me

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Questa cosa qui dell'uomo forte mi mette una tristezza pazzesca, se devo dire la verità. Pare infatti che Grillo, dopo l'arrivo di Trump a Washington e dopo la marcia di protesta delle donne considerata la più numerosa nella storia degli Stati Uniti, abbia detto a un giornale francese che il mondo ha bisogno di uomini forti come Trump e Putin.  Ecco, trovo la frase, che lui ha poi detto essere fraintesa dall'interprete, tristemente coerente con il clima sempre più di destra della politica mondiale, che per prima cosa denigra quelle che sono considerate le minoranze, ma che tra poco diventeranno maggioranze: le donne, le popolazioni non bianche, la comunità gay e i disabili. L'uomo forte, nel nostro immaginario collettivo, è sicuramente eterosessuale, senza alcuna disabilità e per la maggior parte dei casi, bianco. Ma ancora per poco. Credo, anzi ne sono certa, che questo sia l'ultimo triste tentativo da parte della destra di cercare di mante...

Obama, Tim e la fine di un'epoca

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Oggi è l'ultimo giorno della presidenza di Barack Obama. La cosa mi rende triste, perché è la fine di un'era importante, piena di entusiasmo, piena di speranza, senza mai uno scandalo, mai una parola fuori posto. Intrisa di una politica americana diversa, che ha dato alla diplomazia sempre un'importanza primaria. Certo che le delusioni ci sono state, gli errori, i tentativi falliti, le promesse fatte e non mantenute. Ma ci sono state anche tante vittorie: la riforma sanitaria, l'ambiente, i diritti civili per gay, disabili, minoranze. Il tentativo di chiudere Guantanamo, non riuscito per via che gli erano tutti contro. Tentativo di diminuire gli arsenali nelle case degli americani, anche quello fallito non per mancanza di volontà, ma per un Congresso di destra. Sono tante le cose che avrebbe voluto fare, ma che gli hanno impedito. Eppure lui è andato avanti come un bulldozer, senza mai perdere d'occhio le sue priorità. Ci ha fatto commuovere, Obama,...