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Showing posts from February, 2015

It takes a village

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Come accade quasi sempre quando si vive in un posto da anni, la zona in cui si abita diventa casa e la via in cui si abita diventa un po’ famiglia. Noi abitiamo in Prince street da otto anni, in una casa che avevamo venduto quindici anni fa per andare a vivere a New York, ma che per una situazione assolutamente unica, al nostro ritorno dalla Grande Mela, abbiamo ricomprato. Quando siamo ritornati, abbiamo trovato gli stessi vicini che avevamo lasciato anni prima e con cui avevamo legato. Due famiglie, una a destra e una a sinistra. Quella a sinistra era una famiglia un po’ anomala: lei, nevrotica e senza nessun pelo sulla lingua, ossessiva e logorroica, è cinese, ma era cresciuta in Malesia, e lui, un sant’uomo inspiegabilmente innamorato follemente di lei, è un americano bianco del Midwest. Tutti e due musicisti laureati a Berkley College. Quando siamo tornati, anni dopo, avevano mollato la loro ossessione per i due gatti e avevano fatto due figli, più giovani dei m...

Poi andrà tutto bene, come sempre

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Tra due settimane parto e sto via per un mese.  Vado a diventare Marina Viola e lascio a casa la mia divisa di Marina Canale-Parola, la mamma di Luca e delle ragazze, la moglie straniera, la vicina che fuma a meno dodici sul terrazzo. Non mi sembra vero di ritornare presto a essere Marina Viola e di venire in Italia a presentare il mio secondo libro. Oddio, non mi sembra neanche vero poter dire: ‘vengo a presentare il mio secondo libro’! È una frase che se avessi pronunciato cinque anni fa, mi avrebbero messo la mia bella camicia di forza e via. E invece vengo proprio per questo motivo. In questo mio nuovo libro, che mi è davvero venuto fuori dal cuore, ho raccontato in che guai si è messa questa Marina mamma di Luca e soprattutto come ne è uscita, da questi guai. Devo ammetterlo: sono molto contenta di come sia venuto e di come sia già stato ricevuto da tutti, anche a tre settimane dall’uscita.  Certo, un po’ d’angoscia da prestazione c’è sempre, ci man...

Isolamento coatto? Sì grazie

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Ce l’ha consigliato mia sorella Serena e si intitola Point and Shoot: è il documentario che racconta la storia di un ragazzo americano cresciuto figlio unico al centro dell’attenzione della mamma e della nonna, che a vent'anni decide, malgrado la sua diagnosi di disturbo ossessivo-compulsivo (si lava le mani spesso e odia lo zucchero) di comprare una moto e di fare il giro del nord Africa. Gira di qua e gira di là, si accorge di essere diventato adrenalina-dipendente e ne fa di tutti i colori. Vi dico solo che finisce a combattere con i ribelli libici contro Gheddafi. Lo sbattono addirittura in una cella d’isolamento per quasi sei mesi. Questa è mia lettera aperta al suddetto ragazzo. Caro suddetto ragazzo, ti scrivo per discutere con te quello che mi hai raccontato, e anche per farti sentire un po' meglio. F iglio mio caro: l’hai voluta la bicicletta?  No, perché mi sembra che tu non faccia che lamentarti... Ti lamenti di essere stato in una cella d’...

Al Gore aveva ragione

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È ormai da settimane che nevica. Non nevica così tanto dal 1717, pare. La prima bufera tutti a dire che bello. La seconda un po’ meno gente era entusiasta, ma andava ancora bene: però bello, diceva ancora qualcuno. Alla terza c’era silenzio. Alla quarta qualche singhiozzo di pianto. Alla quinta ho perso  la mia macchina, sotterrata da metri di neve e ghiaccio. Le finestre del piano terra sono per metà coperte di neve: non si possono aprire, ovviamente. Neanche quella del cesso, che io uso per fumare. Tra qualche giorno, se continua così (continua: hanno annunciato con il magone che stasera finisce questa bufera, ma martedì ne inizia un’altra) saremo letteralmente sotterrati. I supermercati sono aperti, ma non ci va nessuno e infatti tutto costa la metà perché sta marcendo. Le strade sono irriconoscibili. Il silenzio è da catacomba, da fine del mondo. Io vivo d’ansia e lo Xanax va giù che è un piacere. Luca, che ha 18 anni di pigrizia incastonati nel suo DNA, ...

Storia del Mio Bambino Perfetto: il mio libro esce il 12 marzo

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Carissimi,  Con spudoratezza e senza vergogna, uso il mio spazio blog per annunciare l’uscita del mio libro il 12 marzo 2015. Sarò in Italia dal 10 marzo al 10 aprile. Per proposte di partecipazione a eventi/festival, contattate Francesca Cinelli: francesca.cinelli@rcs.it Mettetevi una bella mano sulla coscienza e fate girare. Intanto vi abbraccio, Marina

Vaccinazioni e idiozie pericolose

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Si parla tanto in questi giorni, sia negli Stati Uniti che in Italia delle vaccinazioni, e di come alcuni genitori (molti, a quanto pare) credano fermamente che facciano venire l’autismo. Vi dico un segreto? Non è vero che la vaccinazioni provocano autismo: vi immaginate se davvero fosse così semplice evitarlo? Se lo si volesse evitare, dico. L’origine di questa panzana la si può trovare in Inghilterra, quando nel 1998 Andrew Wakefiled, un dottore, anzi un ex dottore (da allora gli venne tolta la possibilità di praticare) pubblicò su una rivista di medicina i risultati di uno studio fatto da lui su 12 (dodici) pazienti. Non aveva alcun dubbio: le tre vaccinazioni contro il morbillo, la parotite e la rosolia provocano autismo. Più precisamente, a provocare la terribile disgrazia è una sostanza chiamata Thimerasol, usata allora per conservare il vaccino e iniettata nei bambini durante la vaccinazione. Lo studio condotto dall’ex dottore creò panico nel mondo dei medici ...

Super Bowl: the spirit of America

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Sono cresciuta in una famiglia in cui, malgrado il lavoro di giornalista sportivo di mio padre, non si è mai parlato di sport. Famosa è infatti la domanda che mia madre fece a mio padre in macchina: “Ma cos’è questo obrobrio architettonico?” Era San Siro, che adesso si chiama Meazza. Per dire. Una cosa però l’avevamo capita: la palla, perdio, è rotonda. Anche queste certezze vengono a mancare quando, come me, si attraversa l’Atlantico: si scopre che qui il calcio si chiama soccer e che ci giocano soprattutto le bambine, mentre il football è lo sport per eccellenza: sono degli energumeni vestiti con le collant (giuro) che se le danno per un uovo di pasqua. Stranissimo. Poi una volta all’anno questi energumeni fanno la partita finale. La gara si chiama il Super Bowl, che tradotto vuol dire super insalatiera, per cui credo che in realtà sia intraducibile. Io che vivo qui dal 1991 non ho ancora capito le tantissime e complicatissime regole del gioco, ma una cosa mi...