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Showing posts from August, 2015

Anche lei si chiamava Maia

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Per comprare il latte e la carne biologici (quelli che piacciono a me), da Becket ci vogliono trentacinque chilometri di macchina e arrivare da Guido’s, a Great Barrington, distanza che di solito mi faccio felicemente da sola con la musica alta che fa vibrare di brutto il cruscotto. A volte canto, a volte invece ho la netta sensazione che ci sia qualche amico che si è volatilizzato e si nasconde nella mia macchina, per cui mi vergogno e sto zitta, soffrendo soprattutto del fatto di avere ormai capito di essere veramente pazza. Ci sono due strade che si possono fare per andare da qui a Great Barrington. Una è più lunga ma più bella, e di solito la faccio all’andata, spinta dalla voglia di andare fuori dalle palle e godermi il mio tempo da sola. La più corta, invece, la prendo al ritorno, avvinghiata dai sensi di colpa per essere stata fuori troppo. L’altro giorno, al ritorno, ho notato che davanti al liceo, sull’immenso prato scosceso dove d’inverno si va in slitta,...

Quando le vacanze erano diverse

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Mi ricordo le vacanze di quando ero più giovane: quelle che prendi e vai. Una in particolare salta alla mente, quella che ho fatto con questo ragazzo americano consciuto da questa parte dell’oceano (quella yankee, per chi legge). Era venuto a trovarmi a Milano e abbiamo deciso di prendere il treno “La Freccia de Sud” con un chilometrico, due zaini, e pochissimi soldi in tasca. Siccome la Freccia, 23 ore dopo ci arrivava, abbiamo deciso che la nostra prima tappa sarebbe stata Cefalù, e da lì poi, passo passo, saremmo ritornati al Nord, e cioé a casa (mia).  La vacanza, a quei tempi, era senza telefonini, senza bancomat, senza Tripadvisor che sta anche a dire di che segno è l’aiuto cuoco. Si andava in stazione Centrale con il 5, sperando di trovare un posto per dormire da qualche parte in Italia, nello stesso letto, abbracciati malgrado il caldo siciliano, e da lì cercare altre tappe. Le preoccupazioni di qualsiasi tipo, le si lasciavano a casa, dietro i poster d...

Luca si fotografa

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Ci sono tante cose che non pensavamo Luca riuscisse a imparare e che invece con la pazienza che neanche Giobbe, è riuscito a conquistarsi: sa usare, a modo suo, poche parole ma utili per farci capire i suoi bisogni primari, ha imparato a salire e a scendere le scale senza appoggiarsi, a correre, a vestirsi da solo (quando ha voglia), a fare i puzzle, ad aprire la portiera della macchina (anche in corsa, purtroppo). Ci sono però delle cose che non si possono insegnare a nessuno. Sono i talenti, le doti. Ai bambini si insegna a correre, ma poi non tutti diventano campioni di atletica; si insegna il pianofote, ma non tutti diventano Horowitz. Il nostro impegno in questi anni si è concentrato sull’insegnamento delle cose pratiche. Da solo Luca ha imparato tante cose per lui essenziali per aprirsi una porta verso il mondo, come per esempio il computer e, adesso, l’Pad. I terapisti continuano a dirmi che Luca non dovrebbe stare in camera sua davanti all’iPad per tanto tempo, ma...