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Showing posts from June, 2017

La difficoltà di crescere un figlio come Luca

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Ieri a Monza è morto di complicazioni dovute al morbillo un bimbo che era già malato di leucemia. Il morbillo glielo ha attaccato suo fratello, che non era stato vaccinato. Il mio cuore, gonfio di dolore, va al bimbo che non ce l’ha fatta, e anche a quello che invece è ancora vivo e che chissà che sensi di colpa dovrà affrontare. La discussione sui vaccini ormai mi nausea, ma mi sento di dovere dire ancora due o tre cose in proposito. Questa reazione isterica ai vaccini è direttamente legata all’autismo, e cioè alla falsa percezione che chi decide di vaccinare i propri figli, rischia che diventino autistici. Quando posto su facebook il mio pensiero, e cioè che trovo assurdo che pur di non avere un figlio come il mio si rischia di far riaffiorare delle epidemie potenzialmente mortali, e che avere un figlio autistico, o disabile, è un’esperienza bellissima, spesso le risposte virano sul fatto che, dai, se uno potesse scegliere, certamente non vorrebbe avere un figlio dis...

Here she comes again

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Quando la senti arrivare, ormai è già tardi. Non puoi fare altro che rassegnarti e aspettare che passi. È come un’onda che ti travolge, e ti tocca tapparti il naso, fingerti morto. Combatterla non serve assolutamente a niente, perché è molto più forte di tutte le fibre che hai nel cuore.    La depressione è così. Ti ritrovi a piangere davanti alla tazzina del caffè alla mattina, sul cesso mentre fai pipì, quando vai a fare la spesa, quando qualcuno ti dice buongiorno per la strada. Piangi sempre. Se qualcuno ti chiedi come mai, tu non ne hai la più pallida idea. Dentro di te c’è uno tzunami disordinato di emozioni che ti catapulta di qua e di là come un foglio di giornale spazzato dal vento. Se qualcuno ti chiede cosa è successo, tu non lo sai. Niente, dici cercando di fermare le lacrime. Niente.  Non ci sono segnali che annunciano la depressione. Non ci sono situazioni oggettive che ti fanno stare così male. Non deve succedere niente fuori di te, fuori...

Solitudine: istruzioni per l'uso

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Sono quasi le undici di sera. È finita un’altra delle mie giornate solitarie: io e Gus, il mio cucciolo di pitbull, tre mesi di dolcezza in continuo movimento. Le pipì e le cacche sul pavimento sono diminuite un pochino da quando lo porto fuori ogni 45 minuti. Ogni pipì fatta fuori è una festa tipo quelle di laurea dei film americani. Non siamo ancora riusciti ad arrivare alla fine della strada, perché non solo non ha idea di come si usi il guinzaglio (ah, non è un gioco da mordicchiare?), ma ha paura perché dietro l’angolo c’è l’ignoto. Tutti se ne vanno alle otto meno un quarto della mattina, e io e Gus ci gestiamo le nostre giornate nel silenzio spezzato da qualche GOOD BOY!, COME HERE! e SIT! Poi verso le tre, Luca torna da scuola va di sopra a fare la sua terapia. Sofia arriva quasi subito dopo, dice un ciao veloce e se ne va in camera sua. Emma invece arriva verso le cinque emmezza, piena di racconti sulla giornata, interrotti all’improvviso dall’inizio del suo...