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Showing posts from February, 2021

Dieci Ricordi per Dieci canzoni - Federico Bernocchi

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È il 1992 e ho 15 anni. Fulminato sulla via del Metal da Killers degli Iron Maiden, il loro secondo album, quello con ancora il mitologico Paul Di Anno alla voce, sono un bravo ragazzo con la riga a destra, vestito per benino che sogna di avere i capelli lunghi e che disegna compulsivamente sanguinolenti loghi di band su ogni superficie disponibile. Metallica, Megadeath, Testament.  Lo spread tra il me “fuori” e “dentro” è altissimo: “tenerone” inside, “croce ribaltata de fuoco e metallo” outside. Passo la vita facendo mixtape – compilando a mano come un piccolo amanuense le copertine- e a leggere riviste specializzate: Metal Shock, Flash, Hard. In una di queste trovo una recensione a dir poco entusiastica di un disco. Decido che devo assolutamente averlo.  La cosa oggi, almeno per me, risulta interessantissima: all’epoca decidevo se comprare un disco senza aver ascoltato una singola nota ma basandomi solo su delle parole scritte…incredibile.  Comunque, metto insieme i so...

Pescatore

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Fine anni Ottanta.  Milano, a casa.  Ora di pranzo. C’era ancora la cucina vecchia, quella bianca e verde, con il tavolo scorrevole che quando era chiuso sembrava un cassetto normale e gli sgabelli allineati erano messi contro il muro della parete della finestra. Serena era piccola e aveva il tempo pieno, ma io, Renata e Anna andavamo tutte e tre alle superiori. Mia madre lavorava tanto, tantissimo, e quando arrivavamo a casa, lei non c’era.   La prima di noi sorelle che arrivava doveva apparecchiare e scaldare il mangiare che ci aveva lasciato la mamma al mattino, o fare una pasta o una roba veloce. Poi chi arrivava mangiava, a volte sola e a volte insieme, a seconda degli orari scolastici. Dopo mangiato, invece di fare la cucina, andavamo in sala a guardare Saranno Famosi, bevendo il caffè e fumandoci una sigaretta, che allora nascondevamo ancora dalla mamma. Poi cominciava il dibattito di chi doveva fare la cucina: io l’ho fatta ieri; sì, ma io ho fatto da mangiare; io...

Santa Rita, pensaci tu, ma pensaci bene

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Tra qualche settimana sarà un anno che Luca non vede un operatore, uno scuolabus, un esperto di autismo, un fisioterapista. Da un giorno all’altro, per lui si è fermata la giostra. Senza spiegazioni, ovviamente. Perché se Luca non riesce a capire come fare a mettersi le calze, sicuramente non capisce cosa significa pandemia, dove sono tutti ‘sti virus che danzano da una persona all’altra senza che nessuno li veda. È stato un anno lunghissimo, sia per lui che per me. Ma soprattutto per lui, che da quando ha quattro mesi è stato seguito almeno otto ore al giorno e che con questo vuoto si sente spaesato. Durante questo anno eterno e penoso e per spezzare la monotonia tipica di chi è chiuso in casa per il Covid, ho cercato di intrattenerlo per evitare che stesse tutto il giorno a fissare l’iPad. Io e lui siamo addirittura andati a Milano, dove Luca è stato bravo fino ad un certo punto: ossessionato da mia madre, non faceva che prenderla per i capelli, non la lasciava in pace un minuto, nea...