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Showing posts from March, 2015

A Milano, senza perdere tempo

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Mi sveglio presto, considerato che sono andata a letto che erano le due passate. Non so perché: io di solito sono una dormigliona, ma mi sembra che dormire tanto quando sono a Milano mi faccia perdere tempo. Sono qui da tre settimane e sono immediatamente entrata in una routine che mi sta comoda come una vecchia ciabatta: mi trascino in cucina a piedi nudi (“Sei proprio come tuo padre, sempre scalza!"), con i capelli tutti in piedi e gli occhi ancora sensibili alla luce. Mia mamma mi dice: “Ma è presto!” mentre accende il gas sotto la caffettiera. Il mezzo limone, che io spremo nel bicchiere pieno d’acqua tiepida tutte le mattine, è già sul tavolo, di fianco alla tazza del caffè e ai biscotti, che non mangio mai. Sembra sempre che non ci vediamo da mesi: lei comincia a raccontarmi quello che ha fatto la sera prima (lo so sono una figlia snaturata e esco tutte le sere), quello che sta facendo (di solito pulisce) e quello che vuole fare durante il giorno (andare d...

Dal Maine con amore

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Penso sul nascere di questo martedì mattina milanese splendidamente grigio, che ancora una volta è msiterioso come le parole che ho scritto l’anno scorso   nell’ufficietto di casa mia a Cambridge, nel Massachusetts, siano state stampate tuttte quante sulle pagine di un libro. Mi vengono in mente le magie che le mani delle persone giapponesi fanno con un pezzetto di carta colorato: liscio, quadrato. Loro ci fanno le loro belle pieghette, magari senza neanche metterci tanto impegno, e poi zac! ti fanno un origami che tu dici impossibile. Magica è anche la copertina del libro, che ritrae Luca piccolino. Eravamo andati a fare una gita nel Maine, io con il mio pancione pieno di Sofia, il mio seno pronto al latte; Dan un po’ ansioso all’idea di un secondo figlio, ma felice, e Luca, come sempre ignaro di non essere più figlio unico, come sempre contento. Era l’inizio dell’estate e dopo la colazione (la stessa che Luca fa ancora adesso, sedici anni dopo), lo avevamo porta...

I tassisti di Saronno e tutti 'sti cambiamenti

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Mentre voi ve ne stavate belli al calduccio sotto le coperte, io attraversavo l’oceano, in una posizione simile a quella di Aldo Moro nella Renault, perché (e bisogna pure ringraziare la Signora Fortuna) il posto sull’aereo di fianco al mio era libero. Arrivata alla Malpensa, ho cercato invano di ricaricare il cellulare italiano (io questo vostro sistema di ricarcia non lo capirò mai), ho preso il mio bel trenino fino alla strepitosa stazione Centrale di Milano e mi sono infilata in un taxi. Il tassista mi ha raccontato subito del cognato, come se io gli avessi chiesto: ‘allora come va?’. Dice che lui dall’anno prossimo si mette in proprio, che lavorare con uno di famiglia va sempre a finire che si litiga. È di Saronno, aggiunge, e a lui questa storia della tariffa fissa Malpensa-Milano non va mica tanto bene: novanta euro non bastano mai, e poi il resto chi li mette? Insomma mi ha fatto una testa così. Tra l’altro avevo poco da aggiungere alla conversazione, perch...