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Showing posts from September, 2010

Il colore dell'amore vero

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Stasera è successa una roba fantastica. Una cosa che ormai avevo pensato di vivere solo nei sogni, qualcosa che vorrei succedesse ma che sapevo non avrei mai e poi mai visto. Stasera è successo il miracolo, tipo Troisi in Ricomincio da Tre: stasera Luca e Emma hanno comunicato. Si sono amati. Baciati. Voluti. Hanno riso insieme, hanno trovato un modo di incontrarsi. Hanno fatto come fratello e sorella certe volte fanno: si sono fatti le coccole.   È andata così: dopo cena Luca ha chiesto i goldfish (per chi non è americano o non ha figli, sono dei crackers a forma di pesci che i bambini darebbero l'anima per avere). Non ne avevamo. Ho dato a Luca cinque dollari e gli ho detto, se li vuoi, andiamo a comprarli. Lui, senza fare una piega, ha messo i soldi in tasca e si è avviato verso la porta. Ovviamente, io l'ho seguito. È andato al negozietto alla fine della strada, dove lo conoscono per via che lui con la terapista va tutti i giorni a comprare il latte a...

Altro che banchieri

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Oggi ho accompagnato Thelma a casa, che abita a un'ora e mezza da qui. Thelma è mia suocera, ma a dirla cosí sembra una cosa brutta. È la mamma di Dan, e ci unisce un amore inverosimile per Dan, il lavoro a maglia e anche la voglia di chiacchierare. È bello sentirla parlare dei suoi ricordi: del suo padre ebreo che, per scappare chissá che guerra contro la Germania, si nasconde sotto una montagna di fieno e scappa, lasciando la moglie incinta in Polonia. È bello sentirla raccontare di come il primo dei suoi otto fratelli è nato in Europa, in un paesino di cui non si ricorda il nome, e che poi lui e la sua mamma in qualche modo sono venuti in America, lasciando decine di fratelli e sorelle indietro.  La lingua che parlavano in casa non era il polacco, ma l'yiddish, dialetto ebraico proveniente dal germanico parlato esclusivamente dagli ebrei dell'Europa dell'Est. È stato interessante ascoltarla per ricordarmi che i miei figli vengono non solo dal dna...

Lettera aperta a Giorgio Terruzzi

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Carissimo il mio Giorgio, sono ormai settimane, e non oso dire addirittura mesi, che io mando email e non ricevo niente da te. Non un cenno, non ti vedo neanche più su scaip. Perché? Perché non mi scrivi? Adesso io metto giù delle possibili risposte, tu dici acqua o fuoco (o fuocherello va bene lo stesso). Non mi scrivi perché ormai è meglio darci un taglio? Non mi scrivi perché guardiamoci negli occhi? Non mi scrivi perché c'hai ben altro a cui pensare? Non mi scrivi perché non sono più quella di una volta? Non mi scrivi perché l'Internet è roba da omosessuali? (niente contro la categoria, ovviamente, ma tu c'hai dato e anche tanto...) Non mi scrivi perché cosa vuoi scrivere cosa che son tempi duri per tutti? Non mi scrivi perché mi son tagliata i capelli corti e a tutto c'è un limite? Non mi scrivi perché un magnaccia delle tue puttanone ti ha fatto su come il shangai, come diceva quel nostro amico? Non mi scrivi perché non c'ha...

devo andare a lavorare...

Lo ammetto senza vergogna: sono molto intimidita e insicura dall'idea di andare a lavorare. In questi tre anni a Cambridge ho tentato di crearmi un ritmo, una routine, che mi aiutasse a sentirmi a mio agio dopo il grosso cambiamento che abbiamo fatto trasferendoci da otto anni di Brooklyn. Porto a scuola Emma, vado in palestra, faccio un po' di commissioni, porto fuori i cani, aspetto i ragazzi che tornano da scuola, la terapista di Luca. Ogni giorno, piu' o meno, faccio gli stessi movimenti, gli stessi spostamenti.   Siccome, appunto, sto cercando lavoro e la mia routine, cosi' familiare e confortevole, sta per essere stravolta, ho deciso che il modo migliore per diminuire la mia insicurezza e' fare un'esperienza nuova ogni settimana: iscrivermi a un corso di meditazione, fare un giro in bici, fare una lezione di yoga, andare a piedi fino alla North End.   Oggi ho deciso di seguire una lezione di mezz'ora lavorando sugli addominali, segui...

paure e insicurezze

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P oi invece penso: ma è questa la mia dimensione? tirar su calze sporche, fare la spesa, occuparmi solo ed esclusivamente degli altri e mai arricchirmi io? Ci saranno pure altri modi per passare la vita, modi interessanti, che ci scaldano l'anima. Lo so, la palestra è importante, e se proprio vogliamo metterla giù da femminista (che sono) dico anche che l'immagine di donna è di persona curata, in forma, senza ciridella. E poi mi dico: non è neanche giusto da un punto educativo mettere i figli, la famiglia, al centro del mondo. È come dire che i figli valgono più di me. È come dire che il sacrificio è quello che loro, le mie figlie, dovranno affrontare da grandi. Che anche se sei brava, bravissima a scuola, anche se  ti laurei con la lode, anche se organizzazioni importanti ti danno borse di studi per incoraggiarti, continuare, poi in fondo è più importante il frutto del tuo utero. Io non ci credo. Io non credo che essere una brava mamma, un bravo genitore...

Il lavoro nobilita l'uomo

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Oggi che i bambini sono tornati a scuola, sono finalmente tornata alla mia routine di sempre: preparo la colazione per Emma, la lavo e la vesto, la porto a scuola. Sto con lei un paio di minuti, la saluto, sorridente, e faccio il giro lungo per andare in palestra, dove corro le mie belle cinque miglia, sudo come una bestia, mentre ascolto altissima la mia musica (oggi, come spesso, Folco Orselli che a me mi fa impazzire), e faccio finta di non notare tutti quelli che mi stanno attorno: quello bello, quella vecchietta, quello grasso, i tatuaggi, le scarpe, le magliette...Poi mi do' al sollevamento pesi, perche' voglio avere le braccia di Michelle Obama (per ora i risultati sono piu' che scarsi). Grondante di sudore, mi svesto e mi piazzo nella stanza ricoperta di ceramica bianca con il vapore. E' li che comincio a pensare. Penso che adesso che mi sono laureata dovrei cercarmi un lavoro, guadagnare, fare la grande, prendermi delle responsabilita'...

Per Kevin e Aimee e il loro bimbo appena nato

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La settimana enigmistica, le stagioni, il dentifricio, l'alito cattivo, i gioielli, le scatole per le scarpe, le parrucche, i punti neri, i cattivi pensieri, le sorelle, il mare, gli amici e i nemici, le elementari medie e superiori, le fermate dei treni, quelle dei tram, i materassi, le classe sociali, le cuffie per ascoltare la musica, i falo', i soldatini, i libri, il vino rosso, i ricordi, le tovaglie coi loro bei tovaglioli, il telefono, le melanzane, i vestiti firmati, i film, le carnagioni, la sabbietta per i gatti, i viaggi, i quadri, le etichette, la morte, la punteggiatura, le zanzare, il bisogno di far pipi' e di fare l'amore, la televisione, gli odori, i cani randagi, la psicoterapia, la Norvegia, i campi di mais, l'architettura, le stampanti, i tappeti, i compleanni, le cucine di tutto il mondo, gli ombrelli, i divani scomodi, i nonni, le ascensori, i silos, babbo natale e gesu' bambino, le guerre, i rimorsi, le serate in compagnia...

due mondi che si incontrano

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‘A tavola!’,  urlo dalla cucina . Luca è di sopra, in camera sua, davanti al computer che guarda i suoi video su Youtube, Sofia sta ascoltando i Beatles e Emma vaga per casa. La tavola quadrata stasera è apparecchiata bene, con la tovaglia rossa che mi aveva regalato la nonna tanti anni fa. Cinque piatti: due grandi e tre piccoli. Due calici per il vino, tre bicchieri Ikea. Stasera mi va anche di mettere una candela, come nei film dove va sempre tutto bene. ‘A tavolaaa!’, urlo, questa volta più forte. Sofia scatta, Luca no, però  lo sento che si alza. Bene. Emma è già a lavarsi le mani, Dan,  seduto a tavola, mi versa un bicchiere di rosso. E siamo tutti noi. Seduti, a tavola, con la tovaglia rossa e la candela, il vino e l’acqua per i bimbi. Me li guardo, tutti e tre e mi viene addosso una roba enorme, tipo emozione, ma quasi di più. Fierezza. Si, ecco, sono proprio fiera della mia meravigliosa famiglia “What a nice family we are”, dico a voce al...

Passeggiata, tipo fuga

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È da martedì che sono coi bimbi. Io e loro. Tutti e tre, nella loro gloria. Mercoledì ho deciso, giusto per punirmi un po' di più, di venire qui a Becket con due dei bimbi e i due cani. Sofia, che ha 11 anni e quando sente nominare Becket le prende un colpo, si è autoinvitata dalla sua amica per un paio di giorni, fino a quando, venerdì, Dan sarebbe arrivato.  I due bimbi che mi son portata sono Luca, quattordicenne autistico e Emma, di tre anni e logorroica. Non smette mai di parlare. Mai. Giuro. Becket  è un paesino a circa due ore da Cambridge, dove abitiamo ormai da tre anni. Qualche anno fa abbiamo cominciato a cercare una casetta in campagna da comprare, visto che con Luca e con i cani è praticamente impossibile andare in vacanza in alberghi. Cerca e cerca abbiamo trovato una casetta tutta in legno, tipo la casa nella Prateria, in una parte di Becket un po' isolata, dove le strade non sono neanche asfaltate. Davanti a noi c'e' una casa, anche ...

Luca, Sean Penn e Chianti e angeli

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E' tutto il giorno che penso a questo esatto istante. Dopo aver fatto i letti, pulita la sabbietta della gatta, aver discusso con la terapista di Luca come fare quando non ha voglia di lavorare e si siede per terra, e dice solo 'Fly me to the Moon', che vuol dire che l'unica cosa che lo fa alzare e' Frank Sinatra; dopo essere andata a portare Sofia dall'amica, aver fatto la spesa, aver portato Pia a casa con un buon pranzo per sua mamma, che non sta bene; dopo aver messo (male) la complessa griglia di ferro che in teoria separa Luca dai cani in macchina, dopo aver guidato per due ore con Emma e Luca e i cani (la griglia e' crollata al sesto chilometro, con conseguente smadonnata mia, e coi cani che mangiavano le patatine di Luca, unica mia arma per farlo star tranquillo e non tirarmi i capelli mentre viaggio a 140 km in autostrada), dopo essere arrivata a Becket, messo via le robe portate, fatto da mangiare, pulito la cucina, convinto Emma ...