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Showing posts from October, 2019

La vera tragedia

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--> Oggi mi sono svegliata tardi, e invece di andare al parco dei cani, ho preso i guinzagli e sono andata a fare una passeggiata  per Cambridge. La giornata è bellissima, i colori anche, e la musica che ascoltavo, Ella Fitzgerald e Louis Armstrong, paradisiaca. Pensavo, tra le altre cose, al fatto che per la maggior parte delle persone avere un figlio autistico, o disabile, sia considerata una tragedia. E mi sono venuti in mente altri scenari in cui la colpa di un evento sia data alla persona sbagliata. Mi spiego: nascere in Siria è considerata una tragedia. Ma la tragedia non è nascere, e neanche la Siria. La tragedia è la guerra, la disperazione che sta annientando quella regione. Cioè, essere nati è bello. La Siria è bella. La guerra, invece è la tragedia. Oppure: nascere omosessuali in un mondo bigotto, o neri in un mondo di bianchi non è una tragedia. La tragedia è l’omofobia, il razzismo. Nascere donne bruttine non è una trage...

Verso le quattro emmezza

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Verso le quattro emmezza i cani, che sono stati al parco la mattina per un’ora intera a rincorrere la pallina arancione e che poi sono usciti anche verso le due, si risvegliano e vogliono ancora correre. Solo che non possono fare che un giro della casa, perché tra pochissimo arriva il pulmino di Luca. Verso le quattro emmezza, infatti, arriva Shmoo dal centro. Cominciano a questo punto le sue richieste incessanti: “Bathroom!’, “Milk!”. “A hug!”. “Plug it in!”, che si placano solo temporaneamente e poi ricominciano imperterrite e identiche come   un loop autistico senza fine. Verso le quattro emmezza comincio a chiedermi dove sia finita Emma, che dovrebbe essere a casa da un’ora. Non sono una mamma che si preoccupa, ma ormai comincia a fare scuro, verso le quattro emmezza. La chiamo come sempre, verso quest’ora. E lei, come sempre, mi dice la stessa cosa: “Sono al parco con Abigail. Poi prendo l’autobus e torno a casa”. Va bene basta che...

Quella lacrima blu

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--> Per una persona ignorante come me, che non ha ancora capito la differenza tra Diabolik, Jeeg Robot D’Acciaio e Batman, the Joker non è un film di eroi (o anti eroi) di fumetti. Se non fossi andata con i miei amici Francesca e Federico, non avrei capito niente di molti aspetti della trama, per esempio quando… no vabbè, non faccio spoiler, anche se credo di essere un delle ultime persone ad averlo visto. Per una persona come me, un film del genere parla di disabilità e di malattia mentale. O meglio, di come la società non sia ancora in grado di accettare le diversità che la malattia mentale comporta. Penso alla stanza impolverata, puzzolente, disordinata e grigia dell’assistente sociale, assolutamente incapace di aiutare il suo paziente. Al taglio dei fondi pubblici: “E adesso dove le prendo le mie medicine?” “Non so cosa dirti”. Al bigliettino da dare alle persone quando si ha un comportamento fuori dalla norma: “Mi comporto così perc...