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Showing posts from October, 2014

Il castello di Luca

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Ieri, finalmente, mi sono decisa a mettere un po’ di ordine in camera di Luca. Comprammo questa casa qualche mese prima della nascita di Sofia, nel ’99, e   le due camerette vicino al bagno del primo piano furono assegnate una a Luca e una alla sua sorellina. Le avevamo imbiancate con colori allegri: arancione, azzurro, rosso, e le avevamo riempite dei loro giochi e delle loro cose. Nella camera che allora era di Luca c’erano due armadi a muro, mentre in quella di Sofia ce n’era uno, ma enorme. Poi qualche mese dopo, Dan tornò a casa dall'ufficio e annunciò che gli era stato offerto un posto di lavoro a New York, per cui di lì a breve la casa si riempì di scatoloni, venne venduta quasi subito e di Cambridge, delle camerette colorate e degli armadi non se ne parlò più.  Andammo a vivere a Brooklyn, dove comprammo una casa proprio di fronte al parco. Anche lì Luca e Sofia furono sistemati in camerette tutte colorate e piene di giochi e delle loro piccole...

Il pitbull che c'è in me non morirà mai

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Meno 17 giorni da quando arriva la mamma, e meno  21 giorni da quando arrivano le sorelle: i nizia così il conto alla rovescia di un sogno che non ho mai osato fare ma invece capita adesso, nel 2014, anno in cui Luca compie diciotto anni. Maggiorenne, grande e grosso eppure eternamente piccolo nel suo essere Luca. Solo Luca, la magia di chi è lui, è riuscito a far strappare un sì da tutte e quattro, mollare lavoro, mariti, figli, fidanzati e cani per venire qui a festeggiarlo. Luca e la mia leggendaria capacità di rompere i coglioni. Mia madre viene ogni anno per il compleanno del suo nipote maggiore, a parte l'anno che è stata operata alla testa, ma quelle sono state forze maggiori. Le sorelle, invece, per il fatto che sono tre, che lavorano e che i soldi sono quel che sono, insieme non sono mai venute. Da sole pochissime volte. Ero a Becket quest’estate e una mattina mi ha chiamato il mio amico Richard per salutarmi. Chiacchierando mi fa: “oh, quest’anno Shmoo fa...

Routine

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La mattina mi alzo per ultima, perché la sera sono l’ultima ad andare a letto. Dan si prepara, poi prepara Luca, sveglia Emma, fa le colazioni. Alle sette emmezza arriva il pulmino di Luca, alle otto Dan e Emma escono per andare una a scuola e l’altro in ufficio. Sofia si sveglia da sola, si prepara, fa colazione e va via con un I love you. Io invece me ne sto a letto fino a quando se ne vanno via tutti. Mi alzo lentamente, mi siedo sul bordo del letto per un attimo in più prima di tirarmi su, come i pensionati.  Poi vado giù in cucina e accendo la macchinetta del caffè. Parlo con i cani a voce alta: loro sono tutti e due davanti alla porta del bagnetto, dove c’è la loro pappa. Sanno che dopo il caffè tocca a loro. Racconto loro di quello che voglio fare dopo, accendo la musica e mi siedo a bere il caffè.  Mi piace stare da sola in cucina, anche se a quell’ora c’è sempre un casino pazzesco, tra piatti delle colazioni, pentole usate per fare la pasta per Luca...

Lettera aperta a Alessia e Nicola che si sono sposati ieri

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Carissimi Alessia e Nicola, dopo quasi ventidue anni, mi ritengo senza alcuna modestia, esperta in vita matrimoniale. È complesso sposarsi, e rimanerlo, perché bisogna accettare il fatto che c’è una persona che si è conosciuta a una festa anni fa, che ha una famiglia, un passato, delle abitudini, dei gusti, dei desideri diversi dai nostri. Soprattutto, ha dei difetti, che ha tentato di tenere nascosti fino a quando si è detto: ma chi me lo fa fare? Per esempio, con il tempo, io ho scoperto che: -        -  gli uomini fanno la pipì in piedi e non sempre centrano il buco (che tra l’altro a me sembra grande abbastanza) -        -  lasciano l’asse del cesso su (che mi sono sempre chiesta perché: è come se sapessero di farla sempre un po’ fuori. Non si potrebbe invece insegnar loro a farla dentro, fino all’ultima goccia?) -        -  lasciano le calze per terra e il denifricio aperto (...

Io, regina del seminterrato

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Eccomi. Mi sento finalmete nel mio regno, fatto di parole, di immagini e di ferri. Parole scritte nei libri e quelle ancora da scrivere nel computer fasciato da una copertina azzurra. E poi ci sono anche le parole delle canzoni che mi incantano e mi distraggono. Parole quasi esclusivamente italiane sussurrate da persone che conosco e, tante, che avrei sempre voluto conoscere ma forse è meglio che siano rimaste solo dei cantanti. E poi lane e ferri di tutti i colori e tutte le misure, per trasformare un filo in un cappello, in una calza, in un guanto. C’è una libreria rossa, nel mio nuovo studio che quest’estate abbiamo fatto costruire nel seminterrato, tra le radici della nostra casa. Una libreria rossa, con i miei libri su cui ho sudato studiandoli e sottolineandoli al Brooklyn College e che mi hanno aperto frontiere, mi hanno svelato tanti segreti della parte più sottile del tessuto sociale americano. Sono libri, quelli, che non riesco a dimenticare. Ci sono poi i ...