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Showing posts from January, 2015

Sul Giorno della Memoria: una foto

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Un pomeriggio di tanti anni fa, era freddo, e io e Dan eravamo andati a trovare i suoi genitori. Chiacchierando in sala, non ricordo come, avevamo cominciato a guardare degli album di fotografie che tenevano nell’armadio dei cappotti. Erano quasi tutte fotografie in bianco e nero, di ricordi lontani, e di posti ancora più lontani. La madre di Dan, nata dopo che i suoi otto fratelli erano ormai grandi, non aveva più nessuno di vivo da parte sua, diceva. Mi faceva vedere le poche foto che le erano rimaste di sua madre, Rebecca: un viso duro, segnato da nove gravidanze e da una vita passata a Chicago, a litigare, rigorosamente in  yiddish, con suo marito, che tutti dicono fosse un burbero. Diceva che la sua famiglia veniva dalla Prussia, e questa parola, che suona antica, di libri di storia delle medie, mi ha sempre un po’ colpito: mi sembrava che il tempo si fosse fermato a quelle foto, a quel periodo storico. Diceva 'Prussia' forse perché era così che l...

Il mio 2015

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Sto decisamente diventando vecchia, pensavo stamattina guardandomi grondante allo specchio, dopo una doccia intera a cantare Thank You di Alanis Morrissette (altro indizio della mia vecchiaia ormai avanzata): mi sono dimenticata di fare la lista dei buoni propositi per il 2015 e siamo già a fine gennaio. So che aspettate impazienti, e mi scuso di questa disattenzione (anche se, francamente, potevate ricordarmelo...). Non sono una bella persona: non mi sceglierei mai come partner o amica. Ma rimedio subito. Eccola: Nel 2015 non romperò più le palle a Dan: se ha voglia di fare una cosa la fa come vuole lui, senza di me che dico si fa così si fa cosà; se non ha voglia di uscire, sta a casa, senza che io stia lì a cercare di convincerlo. Ormai è grande, e io anche. Poi, prima o poi, perderò quei dieci chili che dovevo perdere nel 2014, nel 2013, nel 2012 e anche negli anni Novanta. Basta: mi hanno rotto i coglioni. Sarà l’anno in cui cercherò di essere più str...

Martin Luther King non sarebbe molto fiero di noi

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“I have a dream that my four little children will one day live in a nation where they will not be judged by the color of their skin but by the content of their character.” (Martin Luther King, 28 agosto 1963) Quelli che seguono sono tutti dati raccolti da organizzazioni federali, basati su numeri reali, purtroppo. Numeri recenti di una storia antica. Eccoveli: n egli Stati Uniti, la più alta mortalità infantile è tra i neonati neri. Ma tra quelli che sopravvivono e che poi vanno a scuola, sono soprattutto loro, i bambini neri, ad andare peggio a scuola, a non finire il liceo, a essere accettati meno nei college prestigiosi. Quando finiscono la scuola, il 16,6% di loro non trova impiego (confronto al 7,1 di bianchi), e infatti il gap economico tra le famiglie bianche e nere si allarga ogni anno. Nel 2013, il reddito medio delle famiglie bianche è aumentato del 2,4%, mentre quello delle famiglie nere si è abbassato del 14,3%. Un nero su tre finisce in carcere: il 39,4 dell...

Rain Man: anche a noi è successo

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Ieri sera non avevo voglia di andare a letto.  Eravamo appena tornati da casa di Byrne, dove avevamo bevuto con lui un bicchiere di rosso buonissimo e ci eravamo raccontati delle vacanze di Natale. A casa c’era silenzio: i ragazzi a letto, Dan anche. I cani nella loro cuccia in sala. Io, sveglia come un grillo. Mi sono ricordata di una bottiglia di Chardonnay in frigo, che ho subito aperto e mi sono versata in un calice di Ikea (sei per 3 dollari e 99) e ho acceso Netlix sull’iPad. All’inizio pensavo di guardarmi Annie Hall , ma a tutto c’è un limite: potrei davvero recitarlo a memoria. Ho pensato allora di guardare Good Morning Vietnam , per rivedermi il viso allegro di Robin Williams, ma dopo dieci minuti mi sono rotta.  Nel frattempo, Rosario, il mio amico italiano che vive in Canada, mi raccontava della sua giornata chattando su Facebook, per cui poi mi sono distratta e non ho più pensato a un film.  Ma poi mi sono detta: voglio guardare Rain ...

Politically correct vs. Charlie Hebdo

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Negli Stati Uniti, dove vivo da più della metà della mia vita, la notizia della carneficina alla sede di Charlie Hebdo e in altre zone di Parigi, ha ovviamente fatto la sua bella eco, ma non ha colpito le persone come in Italia: nessuno prima dell’altro ieri aveva idea di cosa fosse questa rivista, e i giudizi sulla strage si sono basati soltanto sulle vignette pubblicate dopo l’accaduto, e cioé quelle che prendevano in giro la parte più radicale del mondo islamico. Quindi la maggior parte dei commenti che ho sentito finora suona così: mi dispiace per quello che è successo, ma... Ecco, sono due giorni che penso a quel ‘ma’, perché è come dire: non sono razzista, ma... oppure: non sono omofobo, ma....oppure ancora: non dovevano violentarla, ma... Per capire bene gli Stati Uniti bisogna tener presente una cosa essenziale della loro cultura: essendo essa una società che da secoli è multirazziale (anche se poi in parte divisa, ma comunque a contatto con tutte le cult...

Pino Daniele era anche un papà

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Ci penso sempre quando muore qualcuno di famoso. Noi siamo sinceramente tristi e addolorati per una perdita artistica, musicale, una voce che ha dato a tutti delle emozioni, che ogni volta che ascoltiamo quella canzone là ci ricordiamo di quel viaggio in macchina con il fidanzato che sapeva cantare soltanto ‘Quando Chiove’ e che la cantava sempre.  Mi ricordo che quando è morto Dalla io, seduta al tavolo della cucina, ho pianto più di quando era morto un cugino di mio padre anni prima. Mi sono davvero sentita sola. Spaventata, quasi, dalla prospettiva di continuare la mia vita senza di lui. Eppure, non ascoltavo le sue ultime canzoni, non mi piacevano. Come dire che nel mio quotidiano non sarebbe cambiato nulla. E infatti è così: Dalla, con quel suo parrucchino e quelle sue rughe che mi ricordavano che anche io ero invecchiata, non lo seguivo più da anni. La morte, come chiamarla, pubblica non è facile da digerire comunque. Lo so.  Noi siamo anche tristi, ma abbia...