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Showing posts from July, 2026

Cosa vedete voi quando chiudete gli occhi?

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Sono a casa da sola, senza neanche il cane. Dan e Fiona sono tornati in campagna. Dopo tre settimane di punture di zanzare, orsi che rubano la pattumiera, zecche e un coniglio che vive nel nostro giardino e che ogni volta mi fa venire un colpo, ho deciso di rimanere a Cambridge. Ma è strano essere in questa casa da sola. Strano, non brutto. Mi piace ritrovare i miei spazi, le mie cose, i progetti iniziati e mai finiti, tipo l’organizzazione dei libri, alcuni dei quali sono ancora per terra. Poi mi piace la sera. Mangio quello che voglio, di solito pesce, verdura o pasta, cose che a Dan non piacciono molto, perché non sanguinano abbastanza. Poi guardo tutti i miei documentari su ragazze stuprate e lasciate sui cigli della strada e chi sarà stato? Oppure i comici stand up che mi fanno morire dal ridere. Sì, perché quando siamo in due, ho pochissimo accesso al telecomando e comunque si vede quello che sceglie Dan, baseball compreso. Poi, quando è tardi ed è l’ora dell’ultima sigaretta (ch...

Una sera come tante

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  “Va bene se guardo dieci minuti della partita?” Intende di baseball: i Red Sox contro i Mets, playing in New York, where the Red Sox fucked up and didn’t win the championship in 1986, mi ricorda Dan. “Magari se vuoi uscire a fumare, o a giocare al tuo solitario? Dieci minuti, giuro”. “Ma certo, non ti preoccupare!” Allora: ho fumato tre sigarette, vinto quattro volte al solitario difficilissimo che non viene mai e siamo ancora qui, nella stessa posizione, a guardare la stessa roba alla tv: Red Sox contro i Mets, a New York, dove i Red Sox hanno fucking perso il campionato, mi ricorda Dan. E sai cos’ho capito? Che il baseball è uno sport elegante, intelligente e il suo ritmo distende. I giocatori sono vestiti esattamente come nei dipinti di coso, Norman Rockwell, dai quello con il poliziotto e il ragazzino seduti a mangiare il gelato, presente? Vabbè, tipo gli anni Venti: pantaloni grigio chiaro abbastanza attillati e una finta cintura, (che uno dice, perché, è proprio necessa...

Martedì scorso

  Era martedì scorso che l’aereo da Chicago atterrava a Boston verso le dieci di sera. Tornavamo da quattro giorni bellissimi: eravamo andati a trovare Sofia e il suo compagno che ci avevano portato nei loro posti preferiti della città e ci avevano viziato.”È così bello andare a trovarla e vederla sempre felice, soddisfatta del suo lavoro e innamorata follemente”, ci siamo detti una volta arrivati a casa.  Quel martedì Dan era andato a letto presto perché il giorno dopo sarebbe andato in ufficio. Ci deve andare due o tre giorni la settimana, e siccome il venerdì dopo avevamo prenotato una vacanza a Puerto Rico, aveva deciso che mercoledì e giovedì sarebbero stati i giorni giusti per prendere la linea rossa e arrivare nel cuore di Boston, nel palazzo bellissimo in cui era il suo ufficio. Io, come sempre, ero stata alzata fino a tardi a guardare un documentario sull’America degli anni settanta. Per la prima volta in tantissimi anni eravamo felici di poter fare dei viaggi da sol...