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Showing posts from March, 2021

Ripresentarsi mercoledì

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Le mie partenze sono sempre organizzate molto prima. Bisogna capire se Dan, San Dan, riesce a occuparsi di cani, gatto, Luca, Emma, pattumiera, bucato, spesa, cucina oltre alle sue belle quaranta ore di lavoro settimanale. Per cui cerco di fare il più possibile prima di partire: tutti i bucati, i cambi dei letti, preparo qualcosa da mangiare, robe così.   Qualche giorno prima della partenza mi viene sempre un’ansia pazzesca: mi sento egoista, a fare i capricci per tornare a Milano e lasciare Dan con così tanto da fare. Ne parlo con lui, che mi rassicura, sempre: l’ho fatto tante altre volte. Vai e non preoccuparti che qui è tutto a posto. Uno così non lo si trova neanche su Marte, altro che balle. Il giorno prima della partenza, Dan mi porta fuori a cena. Domenica siamo andati in un ristorante appena aperto qui a Cambridge, dove prima c’era la gelateria. Molto buono e molto caro. “Dai, che poi non ci vediamo per due settimane”, mi dice versandomi un bicchiere di rosso da dodici dol...

Dieci ricordi per dieci canzoni - Massimo Vitali

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  Si dice che ognuno di noi ha una canzone scritta con musica e parole nostre. Solo poche persone riescono a cantarla, le altre hanno paura di non riuscire a renderle giustizia con la voce o un testo inadeguato, perciò, invece di cantarla, la vivono.   Personalmente riesco a vivere solo le canzoni degli altri. La musica trasmette energia, gioia e a volte riesce a ribaltare persino le condizioni meteo. Ma anche emozioni e riflessioni che possono comunicare dolore. Perché la musica amplifica ogni sofferenza, specialmente quella amorosa.   Non credo sia mai stato fatto un calcolo preciso, ma penso che la parola «amore» racchiusa nelle canzoni superi per numero i «ti amo» pronunciati in ogni lingua del mondo. E la cosa peggiore è che alla fine di una storia, tutte le canzoni d’amore, anche quelle più brutte, parlano di te.   In certi periodi della vita ascoltare questo tipo di canzoni però è qualcosa d’inevitabile e persino consolante.   Significa che in quella situ...

Caregiver, badanti e spritz

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Quello che sto per scrivere richiede ben tre premesse.   La prima: abitando negli Stati Uniti ho dovuto guglare (a proposito di parole straniere) la polemica sulla vaccinazione di Andrea Scanzi e i motivi che offre per spiegarsi. La seconda: ieri ho visto su Twitter che due delle persone che stimo di più al mondo, Gianluca Nicoletti e Luca Bottura, hanno avuto un battibecco sul termine e il ruolo del caregiver contrapposto al termine e al ruolo del badante in Italia. Gianluca e Luca, oltre che essere miei punti di riferimento, sono anche amici, e, come quando le mie sorelle litigano, ieri sera sono andata a letto con un po’ d’ansia perché voglio che tutti vadano sempre d’accordo. La terza: nessuno dei due (anzi, nessuno proprio) mi ha chiesto un parere sul dibattito, ma essendo io di segno zodiacale del leone, mi devo sempre intrufolare, dire la mia e sperare di riappacificare gli amici. Ah, e poi comunque sia, ho ragione io. Non per fare la solita democristiana, ma in parte hanno ...

Dieci ricordi per dieci canzoni - Davide D'Addato

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  “… Chi mi ha fatto le carte, mi ha chiamato Vincenzo, ma è uno zingaro o un crucco”.   Questo è quello che capivo di Rimmel quando avevo 9 anni e con la Opel Kadett station wagon color carta da zucchero io, mio padre e mia madre andavamo in vacanza in Puglia, in un grande ricongiungimento familiare con zii, cugini, nonni e vari personaggi collaterali di cui ricordo l’automobile ma non il nome.   In quei viaggi che speravo fossero interminabili di cui ricordo anche ogni odore, trascorrevo ore seduto o sdraiato nel retro dell’auto che non era un’auto normale, ma era furgonata per via del lavoro di mio padre, quindi senza finestrini, senza sedili, ma con un pianale, dei cuscini e delle coperte, nella speranza che la Polizia Stradale non ci fermasse per quegli 800 infiniti chilometri.   Ma erano gli anni ’80. Nel 1987 venne pubblicato il disco “La nostra storia” di De Gregori che in formato cassetta girava incessante nell’autoradio in quei lunghi viaggi. Nonostante no...

Profezie sul Lato B

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  Siccome ho scoperto di avere (anche) il fegato grasso, stasera Dan ha preparato una cena che in teoria dovrebbe aiutare a smaltire la ciccia epatica. Certo, avrebbe funzionato meglio se non fosse che ho bevuto del buon vino bianco, ma d’altronde come si fa a mandar giù dei gamberetti grandi così senza un Pinot Grigio? Tanto, mi dico, è sabato, e il Signore si riposa e non mi vede. Mentre Dan cucinava, ha messo della bella musica scelta da Spotify, e non so perché ha deciso di aggiungere nella lista anche l’unica canzone dei Red Hot Chili Peppers che conosco e amo, Under The Bridge . Poi, tra un boccone e l’altro, Dan mi raccontava che questa canzone parla di dipendenza dalla droga. Una roba allegra, insomma. Dopo i Red Hot Chili Peppers si sono aggiunte altre canzoni grunge: Nirvana, Soundgarten e altro. Sono tutti pezzi che hanno dentro di loro una specie di capsula del tempo che ci riporta, sia a me che a lui, a quando ero incinta di Luca, abitavamo a Amherst e ci sentivamo inv...

Dieci ricordi per dieci canzoni - Giorgio Terruzzi

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  "Smisurata preghiera” di De André-Fossati, per me, è come una flebo di comunismo. In piedi, su il pugno, gonfio il petto, roba così. “Atlantide” di Francesco De Gregori è un massaggio cardiaco, mi porta a quegli anni là, da fine adolescenza, quando credevo di somigliare a Lord Byron ed ero pronto a morire a Missolungi. “Mocambo” (e seguiti) di Paolo Conte ha il ritmo dei miei passi, ancora adesso, prendere su l’impermeabile, il bavero alzato, guarda come viene giù. La vita, una cosa complicata, una cosa da riderci sopra. “Ti te se no” di Enzo Jannacci è la mia Milano, la nostra Milano, dare una mano, per piasè. “C’è tempo” di Ivano Fossati così come “Compagni di viaggio” di De Gregori mi portano dove sta l’amore, dove è stato, dove compaiono l’ombra di un rimpianto e poi sbagli da perdonare perché quando si ama, la vista fa i capricci.   Poi devo dire de “Il cucciolo Alfredo”, Lucio Dalla. Titolo della raccolta: “Come è profondo il mare”. La data è importante al pari del luo...

Un anno quasi finito ieri

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Mi ricordo che ero appena tornata da Milano, dove avevo presentato a destra e a manca il mio ultimo libro, Loro Fanno L’Amore (e io m’incazzo) e avevo abbracciato, baciato stretto la mano a centinaia di persone.   Era febbraio del 2020 quando tutto il mondo ha cominciato a tremare. Quindici giorni dopo il mio rientro, la scuola di Emma ha chiuso. Qualche giorno dopo, l’ufficio di Dan. Poi è stata la volta del centro di Luca e infine l’università di Sofia. Alla fine di marzo, eravamo in trappola. Ma all’inizio, sembra una trappola piacevole: non succede quasi mai che siamo tutti e cinque a tavola insieme per esempio, o che Dan lavori da casa. È vero, Luca era a casa e questo rendeva tutto più complicato per ovvi motivi, ma è anche vero che ce ne occupavamo a turno e alla fine della giornata, nessuno era particolarmente esausto.   Poi non si è più potuto vedere amici o parenti, viaggiare, uscire, andare a fare la spesa o a mangiare fuori, e la sensazione di cuccicucci che avevo...